Presentazione del libro “Gli ammutinati delle trincee”

ammutinati_webSabato 5 novembre, presso il Circolo Anarchico C. Berneri in via don Minzoni 1/d, alle ore 17.00 si terrà la presentazione del libro “Gli ammutinati delle trincee – Antimilitarismo e insubordinazione dalla guerra di Libia al primo conflitto mondiale 1911-1918” con l’autore Marco Rossi.
La Prima guerra mondiale rimane l’evento storico che ha determinato i traumi, i conflitti, le trasformazioni non solo nella società, ma nella coscienza collettiva e nell’esperienza umana di milioni di persone e, in particolare, dei ceti popolari e delle classi subalterne di ogni paese. Furono infatti queste ultime a pagare maggiormente gli effetti laceranti di quella guerra, voluta dal potere economico, dai governi e dai rispettivi nazionalismi, per affermare un’egemonia imperialista,
conquistare territori e incrementare i profitti dell’industria bellica. La Grande guerra rappresenta il naufragio della civiltà moderna, nella quale è coinvolta pienamente l’Italia liberale che già con la spedizione in Libia (1911-12) aveva anticipato eventi, strategie e temi che troveranno un’altra conferma negli anni 1914-18. Non tutti i contadini e gli operai travolti dalla guerra accettarono passivamente di morire per interessi e logiche non loro. Prigionieri delle trincee, combatterono una loro guerra dentro la guerra, ammutinandosi agli ordini criminosi dei generali, disertando, dandosi alla macchia, animando rivolte per difendersi da una patria che li mandava al massacro e li voleva
assassini di altri sfruttati. Questa ricerca al rovescio vuole dare voce al loro coraggio di restare umani, anche a rischio della fucilazione per disfattismo.

Dopo l’incontro si terrà una cena alle ore 20.00

Federazione Anarchica Reggiana – FAI || c/o Circolo Anarchico Camillo Berneri via don Minzoni 1/d Reggio Emilia || 329 066 08 68 || fa_re@inventati.org || federazioneanarchicareggiana.noblogs.org || fb: Archivio Libreria della FAI Reggiana

Posted in General | Leave a comment

Imola 22 Ottobre – Memoria militante, esperienze territoriali

convegno-22-ottobre-fai

Clicca sull’immagine per vederla a grande formato

Al congresso di Carrara (14-20 settembre 1945) nasceva la FAI. Dopo la Resistenza gli anarchici riprendevano il filo del loro discorso rivoluzionario nel nuovo contesto politico e sociale italiano. Decimati nella lunga lotta antifascista, sconfitti nella guerra di Spagna, spettatori inermi della bolscevizzazione del movimento operaio, i vecchi militanti si apprestavano al duro passaggio dal protagonismo di massa primo novecentesco alla testimonianza. Così il movimento si rigenerava in una sorta di “neo-anarchismo” attraverso contaminazioni culturali con la sinistra eretica degli anni Cinquanta, con i movimenti di contestazione dei decenni successivi. Nel lungo Sessantotto italiano e fino all’era della globalizzazione, nuove generazioni raccoglievano il testimone di lotta e di impegno contribuendo a sedimentare identità e controculture sovversive libertarie, fino agli albori del nuovo millennio. Alcuni fra i militanti attivi e presenti negli ultimi decenni ne discutono oggi attraverso tre chiavi interpretative principali: l’indagine storiografica, la memoria individuale, la riproposizione delle esperienze organizzative territoriali

Questo convegno di studi rappresenta una nuova tappa per la ricerca storiografica dell’anarchismo militante in Italia. La storia della Federazione Anarchica Italiana, tuttora presente sul territorio e con un forte impegno nell’Intenazionale delle Federazioni Anarchiche, conferma nel presente la sua azione sociale dal basso. Un’azione autogestita e senza deleghe, che non cede alle sirene elettorali o referendarie proprio perche’ si fonda sull’opposizione intransigente alla politica istituzionale e governativa.

In questo convegno saranno prese in esame le esperienze organizzative territoriali dell’anarchismo organizzato, accanto alla memoria militante all’analisi degli snodi storici della FAI nel secondo novecento. Sara’ presente un contributo della Federazione Anarchica Reggiana che prendera’ in esame un lasso di tempo a partire dagli anni della contestazione.

Verranno prese in considerazione le varie attivita’, le campampagne e i grandi eventi, realizzati dai gruppi della Federazione locale sia in citta’ che in provincia.

L’attuale ciclo di storia della Federazione Anarchica Reggiana – FAI parte dal 1974-1975 e vede consolidarsi nella nostra realta’ territoriale una Federazione provinciale che in questi lunghi anni si e’ data una forte continuita’ nelle sue pratiche di lotta e propaganda.

programma

Clicca sull’immagine per vederla a grande formato

Prenderemo in esame le lotte studentesche, sindacali, antimilitariste, ecologiste e daremo conto di tutte le attivita’ culturali, dei momenti di solidarieta’ e resistenza, delle campagne astensioniste e antielletoralistiche, dei momenti conviviali a partire dalle feste delle Giornate Libertarie negli anni ’80, passando per le Fiere dell’Autogestione negli anni ’90 e arrivando fino ai giorni nostri con l’esperienza delle Cucine del Popolo.

Sara’ un momento per rivedere la nostra storia militante che da conto di un’attivita’ che ci vede diffondere da oltre quaranta anni le tematiche anarchiche e libertarie.

Posted in General | Leave a comment

Solidarietà con le popolazioni terremotate

Solidarieta_web

La Cassa di Solidarietà Libertaria e il Circolo Arci Cucine del Popolo in occasione del devastante terremoto che ha colpito l’Italia centrale hanno deciso di avviare una raccolta di beni e fondi per portare un concreto segno di solidarietà.

Per questo il Circolo Berneri, in via don Minzoni 1/d, in centro a Reggio Emilia, sarà aperto tutti i giorni della prossima settimana dalle 18.00 alle 19.30 per fare da punto di raccolta per il materiale e per sottoscrizioni.

Venerdì 2 settembre invece, sempre presso il Circolo Berneri,si terrà una cena a base di gricia e amatriciana, per raccogliere ulteriori fondi.

Beni e fondi saranno destinati alle associazioni locali Onlus ALCLI Giorgio e Silvia, Associazione Terminillo Sport ed all’Associazione Rieti Riding Sport Club che si sono attivate per fornire assistenza, materiale ma anche di supporto psicologico, alle popolazioni colpite e, in particolare, all’infanzia.

Il materiale richiesto è:

  • Alimenti per celiaci e/o allergici al lattosio

  • Amuchina (o simili)

  • Pile e torce o altri materiali per l’illuminazione

  • Detergenti per la pulizia personale

  • Piatti bicchieri e posate di plastica

  • Garze cerotti e disinfettanti da primo soccorso

  • Assorbenti

  • Forbici

  • Antidolorifici generici

  • Connettivina

  • Malox

  • Rinazina

  • Rinostil

  • Cardioaspirin

  • Muscoril(punture)

  • Augumentin

  • Abbigliamento quali scarpe coperte e indumenti soprattutto intimi a manica lunga e/o pesanti

  • Coperte

  • Piccoli giochi per bambini

  • Scottex vario

AL MOMENTO NON SONO NECESSARI ALIMENTI A LUNGA CONSERVAZIONE.

Circolo ARCI Cucine del Popolo / Massenzatico – Cassa di Solidarietà Libertaria – via don Minzoni 1/d, Reggio Emilia

Per contatti: Irene: 366 619 7206 – Lorenzo: 348 540 9847

Posted in General | Leave a comment

Le nere rotti del papero rosso sono tornate

Dopo il grande successo dell’anno scorso anche quest’anno torna Il Papero Rosso, aperitivi, musica, convivialità presso il circolo Berneri in Via don Minzoni 1/d per tutti i mercoledì di luglio, dalle 19.30 fino a tardi

13509083_1038623786214618_7295965252588975863_n

 

 

 

 

Posted in General | Leave a comment

11 giugno: Non esistono governi buoni, non esistono poteri amici

renzi1stamp

L’undici giugno la Federazione Anarchica Reggiana – FAI ha organizzato uno spezzone anarchico al corteo contro Renzi, in visita quel giorno a Reggio Emilia. Lo spezzone si è trovato dietro uno striscione su cui capeggiava la scritta “Azione Diretta” ed è stato partecipato da una cinquantina di compagni della città e della provincia, con svariate bandiere rosso-nere, sia della FAI che della sezione reggiana dell’USI-AIT. È stato inoltre distribuito un volantino in centinaia di copie con il comunicato di indizione dello spezzone stesso e sono state vendute una decina di copie di Umanità Nova. Durante tutto il corteo sono state promosse, con diversi interventi effettuati tramite l’impianto audio autonomo dello spezzone, le tematiche dell’astensionismo rivoluzionario, dell’azione diretta, dell’internazionalismo, del rifiuto della delega politica, sono state ricordate le esperienze di autogestione che costituiscono una reale e radicale alternative alla barbarie dello stato e del capitale, alcuni interventi hanno sottolineato come tutti i partiti parlamentari siano complici e mandanti dell’immane strage di profughi che sta avvenendo nel Mediterraneo. Di seguito il testo del volantino distribuito:

13434715_1007680679286898_3986954575004209798_n

Una foto dello striscione di apertura dello spezzone rosso-nero

Non esistono governi buoni – Non esistono poteri amici

L’undici giugno Renzi sarà a Reggio Emilia. Verrà a prendersi meriti non suoi per l’inaugurazione del CORE mentre il suo governo porta avanti il taglio, pur mascherato da razionalizzazione, alla spesa sanitaria. Il governo Renzi porta avanti una politica funzionale agli interessi della classe dominante, non ce ne stupiamo: è la funzione di tutti i governi. Le crisi sono cicliche e l’ultimo ciclo di crisi, quello iniziato nel 2008, ha mostrato come la democrazia rappresentativa sia strutturalmente limitata nel tutelare gli interessi delle classi popolari. L’esperienza del governo “di sinistra” in Grecia, che ha supinamente accettato, dopo qualche iniziale sceneggiata, le decisioni della Troika, ha messo una definitiva pietra tombale su qualsiasi illusione di cambiamento tramite le elezioni. Non ci si illuda che questa o quella aggregazione di sinistra possa fornire 13443252_1007680635953569_5435793380577598634_oun’alternativa all’interno delle istituzioni, non ci si illuda che questo o quel demagogo che ciancia del superamento della dicotomia destra o sinistra possa fare lo stesso. Nessuna alternativa radicale è possibile all’interno delle urne. È inutile darsi all’esercizio della retorica sulla forte mobilitazione che sta avvenendo in questi mesi in Francia mentre si prepara la nuova illusione elettoralistica, l’ennesimo assalto alle poltroncine o l’ennesimo referendum che verrà immediatamente smentito e disatteso dopo pochi mesi. Senza una reale mobilitazione della classe lavoratrice non è possibile scardinare l’attacco in corso nei confronti delle condizioni di vita dei lavoratori, che essi siano salariati o finti autonomi. È necessario lavorare per creare le condizioni che permettano non solo di difendersi dalle riforme dei vari governi ma che permettano anche di ampliare ed estendere le libertà, politiche, sindacali, sociali, acquisite in decenni di mobilitazioni e battaglie da parte dei movimenti sociali. Le politiche del governo Renzi sono le stesse politiche, pur con alcune varianti, di tutti gli altri

Un'altra foto dello spezzone rosso-nero

Un’altra foto dello spezzone rosso-nero

governi: attacco alle libertà sindacali, attacco alle condizioni di lavoro, limitazioni del dissenso, militarizzazione degli spazi, razzismo, devastazione e saccheggio dei territori per curare gli interessi di aziende e cooperative amiche, tagli al welfare ed esternalizzazioni dei servizi.

Per questo affermiamo con forza che non esistono governi buoni, non esistono poteri amici e mai potranno essercene. Solamente le pratiche di autogestione e autogoverno dei lavoratori, effettuate in prima persona e senza deleghe politiche, possono creare le condizioni per l’emancipazione sociale.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

Via don Minzoni 1/d, Reggio Emilia, 348 540 98 47, fa_re@inventati.org , federazioneanarchicareggiana.noblogs.org

renzi2stamp

Posted in General | Leave a comment

Resoconto della festa per Umanità Nova

UN-web

Si è svolta sabato 28 maggio 2016 a Massenzatico presso il circolo “Cucine del Popolo” la festa per il nostro settimanale organizzata dalla Federazione Anarchica Reggiana – FAI e dal gruppo Antonio Cieri – FAI di Parma. Inoltre i compagni dello Spazio Sociale Libera di Modena, che non potevano essere presenti a causa di un’altra iniziativa hanno voluto contribuire egualmente dando un contributo economico per la festa.

È stata una bella giornata che ha visto la partecipazione di un centinaio di compagni e compagne, svoltasi all’insegna della convivialità e della socialità nella bella struttura del centro sociale di Massenzatico gestito dalle “Cucine del Popolo”. Già dal mattino erano presenti una decina di bandiere rossonere, della FAI e dell’USI, sulla strada principale del paese, così come a tutte le iniziative dell’area libertaria reggiana. I cuochi e le cuoche erano già presenti a mezzogiorno per preparare un ottimo menù emiliano per la cena con antipasti, vegetariani e non, pasta al forno, arrosto di maiale di contorno e verdure ripiene come alternativa vegana, dolce e ovviamente vino rosso delle Cucine del Popolo. Il tutto per venti euro, mentre bambini e ragazzi hanno mangiato gratuitamente. La festa è stata aperta da un primo incontro con la redazione, di cui era presente Lorenzo Coniglione, introdotto da Federico Ferretti della FAI Reggiana.

I due interventi hanno sintetizzato la lunga, oramai quasi centenaria, storia del nostro giornale, dall’esordio del 1920 fino all’attuale edizione cartacea settimanale e web. Si è parlato dei nuovi e apprezzati interventi di rinnovamento grafico ed editoriale, della modalità di gestione del giornale e del rapporti con il resto della stampa anarchica di lingua italiana, si è sottolineato come il giornale sia sempre stato autogestisto e autofinanziato e si sia sempre retto sul lavoro militante, sia per quello che riguarda l’impegno editoriale che per ciò che concerne la diffusione. È stata sottolineata quindi la necessità di rinnovare e ampiare questo impegno, sia tramite la campagna abbonamenti che tramite nuove collaborazioni al giornale. È stata lanciata l’idea di costruire una nuova iniziativa dello stesso stampo per il giornale, da farsi in autunno a Parma.

È stato poi presentato il libro “Umberto Mazzocchi”, di Vincenzo D’Amico, Giuseppe Milazzo e Giacomo Checcucci, pubblicato dall’ISREC di Savona. La presentazione è stata curata da Gianandrea Ferrari della FAI Reggiana e ha visto la partecipazione di Massimo Ortalli dell’ASFAI di Imola e di Tiziana Casati della FAI di Savona. Era presente anche Adria Marzocchi, con la vivacità e la simpatia che la hanno sempre caratterizzata. Grazie a questa presentazione abbiamo potuto ripercorrere la lunga vita di Umberto Marzocchi e la sua militanza anarchica che ha attraversato tutto il novecento: dall’occupazione delle fabbriche agli Arditi del Popolo, dall’esilio all’opposizione antifascista, dalla Rivoluzione Spagnola al Maquis francese, dalla costituzione della FAI nel 1945 alla fondazione del’IFA nel 1968, dai contatti sempre tenuti con i compagni spagnoli fino alla sua morte nel 1986. Questa sua lunga militanza è stata caratterizzata dal suo fortissimo e coerente impegno e dall’importanza dei suoi contributi politici e organizzativi, sempre contraddistinti dalla sua particolare attenzione per le nuove generazioni e i movimenti contestativi degli anni sessanta e settanta. Massimo Ortalli dell’ASFAI ha ricordato i tratti salienti della sua vita, con particolare riferimento all’importante congresso internazionale di Carrara del 1968 e dei successivi e decisivi passaggi della vita della Federazione Anarchica Italiana. Molto significative le testimonianze di Tiziana Casati, nipote dello stesso Umberto Marzocchi, e di Adria Marzocchi che han permesso di fare intravedere cosa significasse la militanza anarchica a livello personale e familiare.

Infine dopo cena si è tenuto il bel concerto di Donato Landini e Piero del Prete che hanno portato la loro ottimo interpretazione degli storici canti anarchici e popolari davanti a un folto pubblico.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

Posted in General | Leave a comment

Reggio Emilia – 6/7/8 maggio 2016

Manifesti d’artista, artisti nei manifesti – Dal R60 alle Cucine del PopolofotoEuropea3

La Federazione Anarchica Reggiana – FAI organizza, in occasione del Festival Intenazionale della Fotografia Europea, la mostra “Manifesti d’artista, artisti nei manifesti – Dal R60 alle Cucine del Popolo”. L’esposizione verrà realizzata’ in via don Minzoni 1/d. La mostra si terrà sia all’interno del circolo Berneri che nella stessa via. Saranno presenti per l’occasione artisti & attacchini di lungo corso e, sopratutto, la Cuoca rosso-nera delle Cucine del Popolo.

L’evento si aprirà venerdì 6 maggio con un aperitivo inaugurale con la presenza di Stefano Enea Virgilio Quinto Valerio Massimo Raspini. Il sabato si terrà una cena con festa e happpening.

Questa mostra parte dall’unico cartellone pubblicitario su legno, dipinto da un disegnatore anonimo, del trattore R60, trattore realizzato dai lavoratori in lotta durante l’occupazione delle Reggiane. L’importanza del pezzo risiede nella sua unicità e per il valore storico che va ben oltre alla storia locale. Il cartellone rappresenta uno dei tre esemplari della famosa “cingoletta”, purtroppo dispersi nel tempo.

Dalla cartellonistica passiamo a due “drappi d’artista” stampati su PVC da Chicco Aiello, uno dedicato ai fatti di Genova del 2001 e l’altro sulla massificazione del pensiero e dei cervelli.

Sempre di questo artista esponiamo il manifesto del “pirata con forchette”, usato per il convegno delle Cucine del Popolo del 2008 “La cucina dell’utopista”. A proposito delle Cucine del Popolo vedremo i grandi manifesti di Pablo Echaurren a partire dal logo stesso delle Cucine, oramai divenuto un’importante icona, conosciuta a livello internazionale, con bandiere rosse, rossonere, pugni chiusi e forchette. Saranno esposti anche tutti i manifesti del 25 aprile realizzati da Joe Scaltriti.

Inoltre verranno esposti anche alcuni manifesti, veri e propri capolavori, realizzati negli anni ’70 da Guido Crepax, Hugo Pratt, Dario Fo, Gerald Holtom e un detournament realizzato Tony Elegante. Non può poi mancare il grande manifesto illustrato da Enrico Baj per il Convegno Internazionale anarchico di Venezia del 1984, tratto dalla sua opera “L’Apocalisse”.

Una parte dell’esposizione sarà dedicata a manifesti di spettacoli musicali realizzati per la Federazione Anarchica Italiana e per la rivista “A – rivista anarchica” da De Andre’, De Gregori, Lucio Dalla, Skiantos, Ricky Gianco, I Nomadi e Leo Ferrer.

Particolarmente significativo, in questo ambito, il manifesto degli Area realizzato da Gianni Sassi, utilizzato per il concerto del 1982 al Palazzeto dello Sport organizzato dalla Federazione Anarchica Reggiana.

Altro pezzo forte e’ il famoso, e ricercato, manifesto della sesta Festa del Proletariato Giovanile di Parco Lambro, disegnato Mario Convertino per la rivista Re Nudo.

Sarà esposto anche un manifesto d’artista del collettivo teatrale Living Theatre, realizzato da loro stessi e usato come logo per i loro spettacoli in tutto il mondo.

Vi saranno pure i manifesti psichedelici dell’importante e acclamato illustratore italiano Matteo Guarnaccia.

Ovviamente non poteva mancare in una simile occasione il manifesto di Pinot Galizio, fondatore con Guy Debord dell’Internazionale Situazionista, sulla mostra delle loro opere di Parigi del 1989. Per finire esporremo i quattro manifesti, recenti ma già ricercatissimi, di Cristina Francese, quali “Ne master ne chef”, “La rivoluzione sarà un pranzo di gala”, “il Popolo si servirà da solo” e “Se il vostro pensiero è debole è perchè lo avete nutrito male”, tutti realizzati per le Cucine del Popolo.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI, via don Minzoni 1/d Reggio Emilia – 348 540 9847 – fa_re@inventati.org – federazioneanarchicareggiana.noblogs.org

Posted in General | Leave a comment

E’ primavera, è tempo di elezioni

referendum_web

Ovvero: l’ennesimo referendum che dimostrerà quanto questo strumento sia inconsistente nella creazione e/o potenziamento di lotte nei territori.

l referendum sulla ripublicizzazione dell’acqua del 2011 venne vinto nelle urne ma venne perso nei fatti: l’effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico non avvenne e il risultato del referendum venne ribaltato dall’azione legislativa a tutti i livelli. Le bandiere esposte dai comitati per l’acqua dopo essersi accorti che il referendum non aveva cambiato assolutamente nulla nella gestione del servizio idrico – quelle con la scritta “il mio voto va rispettato” – suonano come una sconfitta più che come un rilancio della lotta. Anche perché il voto, in realtà, è stato rispettato: gli articoli abrogati dal referendum sono stati cancellati dalle leggi in questione. Ma questo è tutto. In sostanza, lo strumento cancella una legge o parte di essa, non stabilisce nessun principio. Se lo vogliono, governo e parlamento possono aggirare il risultato del referendum, come hanno fatto con quelli sul finanziamento ai partiti e sull’acqua. Le leggi le fanno loro. E le fanno secondo gli interessi loro e dei loro referenti nel mondo dell’industria e della finanza, non secondo la volontà e gli interessi dei cittadini. Quindi è lo stesso strumento del referendum, per come è concepito a livello costituzionale, ad essere strutturalmente limitato: del resto non possono essere sottoposte a vaglio referendario le leggi riguardanti trattati internazionali e i bilanci economici.

La favoletta della costituzione più bella e democratica del mondo la lasciamo volentieri ai comici riciclatisi in propagandisti governativi. Le significative lotte sociali degli scorsi decenni sono state vinte a prescindere dai referendum: la vittoria contro il fronte reazionario che si opponeva ad aborto e divorzio e che tentava di eliminare quelle allora recenti conquiste sociali tramite un referendum venne ottenuta fuori, e in parte contro, le urne. I movimenti sociali dell’epoca che intervennero nelle lotte di genere seppero costruire le condizioni per sconfiggere sul campo le forze reazionarie e costringere a delle riforme, seppur parziali e da ampliare e, nel caso dell’aborto, disattese dagli stessi che dovrebbero applicarla. La dimostrazione più palese che solamente una continua mobilitazione può conservare e ampliare le conquiste precedenti. Anche la vittoria referendaria contro il nucleare del 1986 fu solamente la ratifica di una situazione di fatto: i rapporti di forza costruiti dal movimento contro il nucleare avevano bloccato la costruzione di nuovi impianti e messo in crisi il funzionamento di quelli preesistenti.

La lotta No Tav, per esempio, è una delle lotte più significative degli ultimi anni: non ha mai preso in considerazione l’uso dello strumento referendario e ha sempre contato sulle proprie forze evitando di farsi intruppare in fallimentari marce alle urne, stessa cosa per le importanti lotte ambientali contro la criminale gestione dei rifiuti in Campania. Al contrario, la lotta No dal Molin, seppure avesse una base di massa non indifferente, uscì malconcia dal tentativo di prova referendaria in cui era stata intruppata da un auto-nominatosi ceto politico di movimento.

Inoltre l’attuale consultazione sulle estrazioni offshore di greggio e di gas si inserisce all’interno della logica della guerra per bande che sta sconvolgendo il PD e i suoi satelliti e non in contesti di lotte reali ambientali sul tema. I promotori di questo referendum sono gli stessi che, in altri momenti, venderebbero a prezzo stracciato qualsiasi concessione estrattiva alla cordata di imprese amiche di turno.

Ma soprattutto è un altro il grande danno che la propaganda referendaria, da ambo i lati, sta creando: la diffusione della falsa idea che la devastante crisi ambientale che stiamo vivendo sia legata solamente alla questione trivelle si/trivelle no e non al modo di produzione capitalista in cui giocoforza viviamo. La devastazione ambientale avviene a tutti i livelli ed è globalizzata: dai siti estrattivi nel golfo del Niger ai petrolchimici “nostrani” come Porto Torres, Gela, Marghera etc; dalle aree indigene del Sud America, attaccate dalle industrie petrolifere di Stato, Venezuela in testa, alle piane ricche di idrocarburi di scisto di USA e Canada; dai deserti mediorientali fino alle tante “terre dei fuochi” sparse per l’Europa, Italia compresa, o per il mondo. La devastazione ambientale globalizzata è la fase suprema della globalizzazione di un modo di produzione basato sull’espropriazione dei beni, sulla mercificazione di tutto e sull’accumulazione di capitale.

E non sarà certo l’ennesima passeggiata elettorale a bloccare una crisi che va affrontata nel modo più’ adeguato, e quindi radicale, possibile.

Federazione Anarchica Reggiana /// federazioneanarchicareggiana.noblogs.org /// fa_re@inventati.org /// 348 540 9847 /// via don Minzoni 1/d Reggio Emilia ///

Posted in General | Leave a comment

Solidarietà a tutte le vittime delle guerre e del terrorismo

Solidarietà a tutte le vittime delle guerre e del terrorismo

I barbari attacchi del ventidue marzo a Bruxelles confermano tragicamente quanto andiamo sostenendo da tempo: noi siamo le vittime dei giochi di potere. Rivediamo ancora oggi la stessa dinamica che abbiamo visto in occasione di tutti gli ultimi attentati: decine di p200px-Anarchy-symbol.svgersone uccise, politicanti in grisaglia o in felpa verde che esprimono le loro volgarità nella speranza di racimolare qualche voto in più, le classiche lacrime di coccodrillo delle classi dirigenti europee che, mentre esprimono cordoglio per i morti nelle capitali occidentali, esportano guerre e morte nel resto del mondo, islamisti assassini che rivendicano con orgoglio gli attacchi mortali e che applicano le stesse logiche di potenza degli stati. È questo lo spettacolo, ogni volta più tragico nel suo ripetersi, a cui assistiamo da quell’oramai lontano settembre 2001.

La retorica dello scontro di civiltà ha fornito il paravento ideologico per guerre che hanno causato centinaia di migliaia di morti in tutta la Mesopotamia, nel Nord Africa e in Asia Centrale. Centinaia di migliaia di persone sono costrette a migrare come profughi dalle loro terre, morendo a migliaia nel viaggio, scacciate da guerre che sembrano senza fine, conflitti ampiamente foraggiati e sostenuti dai governi occidentali, ma anche da quello russo, da quello turco, dalle petromonarchie del Golfo e dall’industria armiera di tutto il mondo.

E mentre i razzisti e fascisti nostrani di tutte le risme ricamano su questi fatti proposte antiumanitarie di chiusura delle frontiere e di sospensione dei diritti, l’Unione Europea si mette a regalare miliardi di euro al dittatore guerrafondaio Erdogan sperando di potere delegare a lui la gestione dei flussi di profughi dalla Siria, facendo finta di non sapere che lo stesso governo turco è stato, per calcolo politico, tra i principali sponsor dell’ISIS.

L’Unione Europea regala soldi a chi sostiene, politicamente, militarmente e logisticamente la stessa entità che ora rivendica gli attacchi alle città europee. Una mossa degna di un film comico, ma c’è poco da ridere: è la realtà dei fatti. Una mossa che dimostra come la classe dominante occidentale non abbia nessuna reale esigenza di porre fine alla questione del terrorismo e come questo sia funzionale agli interessi di chi fa i propri affari sulla pelle altrui. In occasione degli attacchi di Parigi e Beirut del novembre 2015 avevamo scritto che questa è la loro guerra perché sono loro a guadagnarci ma che i morti sono i nostri: che le vittime siano in un aeroporto belga o in un bistrot parigino, in una metropolitana londinese o in mercato siriano, in una via di Istanbul o in una città del Bakur, che siano causate da un invasato imbottito di esplosivo o da un sofisticato missile prodotto in Italia e venduto all’Arabia Saudita che viene lanciato su un mercato dello Yemen a noi poco cambia.

Non accettiamo l’idea per cui le vittime sul suolo europeo siano da piangere mentre quelle sulla sponda sud del Mediterraneo siano da accantonarsi nel novero dei “danni collaterali della guerra al terrore” o simili fregnacce. La barbarie del sistema economico e politico in cui viviamo si è mostrata oggi ancora una volta. A noi, quelli che nei piani dei potentati dovrebbero svolgere il ruolo di comparse sacrificabili, il compito di costruire un’alternativa. Compito non facile ma possibile, come dimostrato dalla lotta di coloro che, in Rojava, nel Bakur e nella stessa Turchia, si oppongono alle politiche delle potenze regionali e da coloro che, in Europa, si oppongono alle politiche antipopolari, guerrafondaie e razziste dei propri governi. Compito possibile e sempre più necessario per realizzare una società più giusta, libera e solidale.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI – 348 540 9847 – federazioneanarchicareggiana.noblogs.org – fa_re@inventati.org

Posted in General | Leave a comment

La giornata del ricordo selettivo

Come ogni anno il 10 febbraio viene celebrata la “giornata del ricordo”. Si vorrebbero ricordare le popolazioni istriane costrette all’esodo tra la fine della seconda guerra mondiale e la metà degli anni cinquanta ma, nei fatti, si da adito al peggior nazionalismo revanchista.

Partiamo dai fatti: alla fine della seconda guerra mondiale in tutta Europa, sopratutto in quella orientale, più di venti milioni di persone sono costrette ad abbandonare i loro territori natii e a insediarsi altrove. Questo avviene lungo tutte le linee di frontiera ed è foto-fucilazioniaccompagnato ovunque da dinamiche estremamente violente. La seconda guerra mondiale, scatenata dalle velleità imperialistie di tutte le potenze in gioco, lasciò profonde cicatrici in tutto il continente: sul confine orientale italiano si assistette all’esodo di circa trecentomila persone e ad una cifra non facilmente determinabile, ma non superiore al migliaio, di omicidi. Il territorio giuliano-istriano era stato incorporato dal regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale, condotta dall’Italia come guerra di aggressione nei confronti degli austroungarici, con cui il regno era alleato fino a poco prima, e venne fin da subito sottoposto ad un’italianizzazione forzata; queste operazioni di vera e propria pulizia etnica-culturale vennero rafforzate e ampliate dal regime fascista, con l’ovvio placet di Casa Savoia: vennero distrutti i centri culturali slavi, proibito l’utilizzo delle lingue non italiane, italianizzati toponimi e cognomi; con l’entrata in guerra dell’Italia savoiardo-fascista nel 1940 si procedette all’invasione diretta dei territori sloveni e croati: nuova ondata di pulizia etnica, decine di migliaia di civili costretti a morire di fame nei campi di concentramento italiani, paesi interi dati alle fiamme e rappresaglie con centinaia di morti che nulla ebbero da invidiare a quelle operate dall’esercito nazista qualche anno dopo in Italia. Per dare l’idea delle modalità di gestione messe in campo dai fascisti basti pensare che la capitale slovena, Lubiana, venne interamente circondata da una barriera di filo spinato e postazioni militari per spezzare la resistenza della popolazione. Nessun ufficiale italiano venne mai processato per quei fatti: anzi, o ricaddero tutti nelle varie amnistie del dopoguerra o non vennero mai nemmeno incriminati. Dopo il 1943 il territorio giuliano-istriano-dalmata fu svenduto dalla Repubblica Sociale Italiana all’alleato nazista ed era direttamente controllato dalle autorità germaniche. Queste continuarono la feroce repressione nei confronti di tutta l’opposizione, italiana e slava, e crearono il campo di concentramento, e in parte di sterminio, della Risiera di San Sabba dove perirono più di cinquemila tra oppositori politici ed ebrei. Questi sono gli antefatti, in forma sintetica, degli avvenimenti dell’esodo.

Prima che qualcuno ci tacci di di voler nascondere la polvere sotto i tappeti o tiri fuori altre simili amenità: si, le milizie titine commisero una serie di omicidi. In parte rivolti contro fascisti e collaborazionisti, in parte rivolti verso resistenti, anche comunisti, non allineati al ComIntern e, dopo la svolta antisovietica, verso comunisti non allineati con le posizioni prese dal governo di Tito. In mezzo a queste dinamiche vi furono anche dei processi di pulizia etnica, seppur di minore intensità rispetto a quelli messi in campo dallo stato italiano nei decenni precedenti. Dinamiche complesse che rispecchiavano la complessità della situazione che vedeva quei territori come perno dei primi grandi scontri geopolitici tra i blocchi della guerra fredda. E a loro volta queste dinamiche rispecchiavano in parte la complessa composizione etnica del territorio, complessa composizione che, è bene ricordarlo, non aveva prodotto scontri fino al rafforzarsi dei nazionalismi del ventesimo secolo, in primis di quello italiano a guida liberal-monarchica prima e poi fascista-monarchica.

La causa prima dell’esodo delle popolazioni italiane, e delle conseguenti ondate di profughi che, detto per inciso, non furono propriamente ben accolte dal resto del paese, furono le stesse dei due conflitti mondiali della prima metà del novecento: volontà espansioniste e imperialiste delle strutture statali territorialiste, la volontà di espandere i propri mercati esclusivi da parte delle classi dirigenti, il disciplinamento della popolazione tramite le ideologie nazionaliste, i conflitti per il controllo dei territori colonizzati.

La via per uscire da queste dinamiche omicide è una sola: rifare il mondo dalle basi, costruire una società che garantisca un equo accesso alle risorse, che si opponga alle discriminazioni di razza, classe e genere, che decostruisca i miti nazionalisti e le frontiere.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI /// Via don Minzoni 1/d Reggio Emilia /// fa_re@inventati.org /// fb: Archivio Libreria della Federazione Anarchica Reggiana foto-fucilazioni

Posted in General | Leave a comment