I LUOGHI DEL SAPERE LIBERTARIO

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SUR BRASSENS ET AUTRES “ENFANTS” D’ITALIENS

SUR BRASSENS ET AUTRES “ENFANTES” D’ITALIENS

VENERDI 9 NOVEMBRE ORE 21@ Circolo Berneri, Via Don Minzoni 1/d – Reggio Emilia

Isabelle Felici presenta il volume “Sur Brassens et autres “enfants” d’Italiens”

Il volume raccoglie storie di “anonimi” figli di italiani che, con le loro testimonianze, ricostruiscono dei percorsi dell’emigrazione italiana. La presentazione si concentrarà sul primo testo, che ci introduce nell’universo familiare, amichevole, musicale e culinario “italiano” di Georges Brassens, che pochi sanno essere anarchico e di origine italiana da parte di madre. Sarà anche l’occasione di disegnare il percorso anarchico del cantautore.

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CONTRO LE GUERRE DI IERI E DI OGGI

2 novembre serata antimilitarista al Circolo Berneri di Via Don Minzoni, promossa dalla FAI Reggiana e dall’USI-CIT Reggio Emilia. Alle 20 cena sociale, alle 21 incontro : CONTRO LE GUERRE DI IERI E DI OGGI.
Parteciperanno Renato Moschetti e Gianfranco Aldrovandi, con una comunicazione di Daniele Ratti.  Evento in preparazione dell’importante manifestazione antimilitarista di Gorizia del 3 novembre.

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Truffa di cittadinanza

Il considerevole successo del Movimento Cinque Stelle alle ultime elezioni politiche è stato reso possibile dalla promessa di erogare una forma di reddito in qualche modo integrativa al salario per le fasce di lavoratori sottopagati, i disoccupati e gli inoccupati.

Una volta che questi sono giunti al governo abbiamo visto in cosa consistesse questo fantomatico reddito di cittadinanza: la continuazione della proposta di reddito di inclusione già prevista dallo scorso governo, a sua volta ricalcata nelle sue linee guida dal modello Hartz IV tedesco.

Una proposta che è propedeutica a ulteriore lavoro sottopagato se non direttamente gratuito: prestazioni lavorative obbligatorie in cambio di qualche centinaio di euro al mese, cifra assolutamente incapace di garantire il soddisfacimento dei bisogni base per la maggior parte dei nuclei famigliari e addirittura per molti singoli lavoratori, ricattabilità assoluta sul posto di lavoro, niente vertenze, niente licenziamenti volontari, nessuna possibilità di rifiutare lavori sottopagati o in sedi disagiate pena la perdita del già misero sussidio. Una proposta che, inoltre, tenta di rafforzare il familismo più reazionario a discapito di donne e minori essendo il sussidio calcolato in base a nuclei famigliari e non sui bisogni dei singoli individui, impedendo così l’emancipazione dei singoli anche dai peggiori contesti famigliari. Una proposta che tende ad escludere i lavoratori di origine straniera, anche se residenti da anni nel paese dividendo ulteriormente le classi popolari.

Una proposta, infine, che rappresenta l’ennesimo regalo al padronato: chi assumesse un lavoratore sottoposto a regime di reddito di cittadinanza potrà direttamente trattenere interamente o parzialmente il reddito di cittadinanza spettante a questi per un certo periodo. Nei fatti il salario al posto di essere pagato dall’azienda finirebbe per essere pagato dalla fiscalità generale, alimentata per lo più dalle trattenute in busta paga dei lavoratori, trasferendo così le tasse direttamente nelle tasche di padroni e padroncini.

Una proposta, quindi, che viene spacciata come a favore dei lavoratori e delle lavoratrici, dei disoccupati, dei giovani costretti a lavori precari e sottopagati ma che in realtà è l’ennesima regalia a imprese e finte cooperative, tesa a indebolire la capacità di mobilitazione dei lavoratori, incapace di spezzare la spirale del debito in cui versano molti proletari. Niente di più che una forma di elemosina in cambio della pacificazione, elemosina che, ripetiamo, per di più tornerà nelle tasche dei padroni. Il fatto che contemporaneamente a questa truffa venga proposta l’introduzione della Flat Tax, ovvero la diminuzione della tassazione per chi ha redditi alti, dimostra chiaramente da che parte stia questo governo: dalla stessa parte dei precedenti.

Davanti a questa ennesima proposta di legge antiproletaria non possiamo che rilanciare quanto già affermavamo un secolo fa, tanto per cominciare: drastica riduzione dell’orario di lavoro, aumento dei salari, più tempo libero per organizzare le nostre vite.

E questo potremo ottenerlo solo nel modo in cui ottenemmo le grandi conquiste sociali dei decenni scorsi, come la riduzione a otto ore di lavoro e l’aumento generalizzato dei salari: organizzandoci da noi e per noi, senza capipopolo e opportunisti di ogni colore.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

Via don Minzoni 1/d Reggio Emilia /// federazioneanarchicareggiana.noblogs.org /// fa_re@inventati.org

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CONTRO IL GOVERNO GIALLOVERDE!

CONTRO IL GOVERNO GIALLOVERDE!

27 OTTOBRE MANIFESTAZIONE A REGGIO EMILIA
ORE 16.00 CONCENTRAMENTO DALLA GABELLA DI VIA ROMA

L’attuale governo sta attaccando brutalmente i diritti delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici e i giovani e le giovani con provvedimenti antipopolari.

Con il recente “decreto sicurezza” e la circolare “sgomberi” attacca le occupazioni abitative, senza proporre alcuna politica per affrontare i bisogni di chi non può permettersi una casa, attacca i lavoratori e le lavoratrici di origine straniera, i migranti e inasprisce la repressione nei confronti delle opposizioni sociali.

A questo si aggiungono la continua militarizzazione degli spazi pubblici, giustificata da una costruita “emergenza sicurezza”, i tentativi di reintrodurre forme di disciplinamento di massa tramite la reintroduzione della leva che si tradurrà al più in manodopera a costo zero per la pubblica amministrazione.

Al contempo si conferma l’aumento costante della spesa militare.

Il governo giallo-verde mostra la sua natura pienamente reazionaria con le proposte di riforma del diritto della famiglia del senatore Pillon e dei suoi soci, pronti ad attaccare i risultati di decenni di lotta del movimento femminista e dei movimenti LGBTQ.

Le vaghe promesse in merito al “reddito di cittadinanza” si stanno trasformando, come previsto, nella brutta copia delle riforme tedesche degli anni duemila: obbligatorietà del lavoro sottopagato pena la perdita dei sussidi, ricattabilità dei lavoratori, sconti e regalie per padroni e padroncini a spese della fiscalità generale, nessuna riduzione dell’orario di lavoro.

Sempre in tema di politiche filo padronali l’esecutivo insiste per introdurre la flat tax: un vergognoso regalo per le aziende e le fasce della popolazione ad alto reddito a discapito di lavoratori dipendenti e disoccupati.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare e a portare i propri contributi per fare sì che la manifestazione sia aperta, plurale e ricca dei contenuti di tutti i partecipanti.

COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE SOCIALE A QUESTO GOVERNO E’ NECESSARIO.

COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE SOCIALE A QUESTO GOVERNO E’ POSSIBILE

CONTRO IL DECRETO SICUREZZA E LA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA’

CONTRO IL CONDONO FISCALE, LA FLAT TAX E LE RUBERIE DELLA LEGA

CONTRO IL FINTO REDDITO DI CITTADINANZA, IL LAVORO GRATUITO E IL PRECARIATO DIFFUSO

CONTRO IL DECRETO PILLON

CONTRO OGNI FORMA DI SESSISMO, RAZZISMO E FASCISMO

PER UNA SOCIETA’ LIBERA DALLO SFRUTTAMENTO, SOLIDALE, INCLUSIVA E ACCOGLIENTE

PER UN REDDITO GARANTITO A PRECARI E DISOCCUPATI CON FORTI AUMENTI SALARIALI E PENSIONISTICI

PER LA DIFESA DELLE CONQUISTE DEI MOVIMENTI FEMMINISTI E LGBTQ

PER L’ABOLIZIONE DELLE SPESE MILITARI E IL RITIRO DI TUTTE LE TRUPPE ITALIANE ALL’ESTERO

PER UN INIZIATIVA DI RESISTENZA COSTRUITA DAL BASSO TESA A FERMARE L’AUTORITARISMO DEL GOVERNO

Adesioni:
Acqua bene comune RE

Alternativa Libertaria Reggio Emilia

ARCI Reggio Emilia

Associazione 14 luglio

Architetti Indipendenti

Cobas Scuola – Reggio Emilia

Cooperativa Mag6

Cucine del Popolo

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

LeU – SI – Art1 MdP

Movimento Non Violento – Centro di Reggio Emilia

Non una di meno – Reggio Emilia

Passaparola

Partigiani Urbani

Partito Comunista dei Lavoratori

Pollicino Gnus

Possibile – Reggio Emilia

Reggio Emilia Città Aperta – RCA

Reggio Emilia in Comune

Rifondazione Comunista – sez. di Reggio Emilia

Unione Sindacale Italiana – CIT Reggio Emilia

 

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CONTRO IL GOVERNO GIALLOVERDE!

27 OTTOBRE 2018 CONTRO IL GOVERNO GIALLOVERDE!
MANIFESTAZIONE A REGGIO EMILIA
ORE 16.00 CONCENTRAMENTO DALLA GABELLA DI VIA ROMA

Prossima RIUNIONE ORGANIZZATIVA MARTEDI 23 OTTOBRE ore 20.30 circolo Berneri, via Don Minzoni 1/D

L’attuale governo sta attaccando brutalmente i diritti delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici e i giovani e le giovani con provvedimenti antipopolari.

Con il recente “decreto sicurezza” e la circolare “sgomberi” attacca le occupazioni abitative, senza proporre alcuna politica per affrontare i bisogni di chi non può permettersi una casa, attacca i lavoratori e le lavoratrici di origine straniera, i migranti e inasprisce la repressione nei confronti delle opposizioni sociali.

A questo si aggiungono la continua militarizzazione degli spazi pubblici, giustificata da una costruita “emergenza sicurezza”, i tentativi di reintrodurre forme di disciplinamento di massa tramite la reintroduzione della leva che si tradurrà al più in manodopera a costo zero per la pubblica amministrazione.

Al contempo si conferma l’aumento costante della spesa militare.

Il governo giallo-verde mostra la sua natura pienamente reazionaria con le proposte di riforma del diritto della famiglia del senatore Pillon e dei suoi soci, pronti ad attaccare i risultati di decenni di lotta del movimento femminista e dei movimenti LGBTQ.

Le vaghe promesse in merito al “reddito di cittadinanza” si stanno trasformando, come previsto, nella brutta copia delle riforme tedesche degli anni duemila: obbligatorietà del lavoro sottopagato pena la perdita dei sussidi, ricattabilità dei lavoratori, sconti e regalie per padroni e padroncini a spese della fiscalità generale, nessuna riduzione dell’orario di lavoro.

Sempre in tema di politiche filo padronali l’esecutivo insiste per introdurre la flat tax: un vergognoso regalo per le aziende e le fasce della popolazione ad alto reddito a discapito di lavoratori dipendenti e disoccupati.

Costruire l’opposizione sociale a questo governo è necessario. Costruire l’opposizione sociale a questo governo è possibile.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare e a portare i propri contributi per fare sì che la manifestazione sia aperta, plurale e ricca dei contenuti di tutti i partecipanti.

Prossima riunione organizzativa martedì 23 ottobre ore 20.30 circolo Berneri, via Don Minzoni 1/D

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Sabato 7 Aprile: Dalla pratica solidale alla logica di mercato – La cooperazione in Italia

Sabato 7 Aprile ore 17.30 presso il Circolo Anarchico Berneri - Via don
Minzoni 1/d Reggio Emilia presentazione del libro "La cooperazione in
Italia. Dalla pratica solidale alla logica di mercato" con gli autori
Giovanni Marilli e Daniele Ratti. A seguire cena.

Un incontro importante per capire le origini del sistema cooperativo che
nella nostra regione è stato ed è ancora adesso uno dei principali
attori economici, sia nei settori produttivi (agroalimentare, edilizia)
che nei settori dei servizi (terzo settore, Grande Distribuzione
Organizzata). Un settore che nel corso degli anni ha subito continue
trasformazioni che hanno portato, coerentemente con le proprie premesse,
all'implosione di importanti realtà cooperative e alla perdita di
migliaia di posti di lavoro. Un settore che si è sempre allacciato, e
che ha spesso direttamente espresso, la stessa classe dirigente di
alcune regioni del centro-nord e che ha avuto un'importantissima
influenza anche a livello nazionale.

Federazione Anarchica Reggiana - FAI

federazioneanarchicareggiana.noblogs.org

fa_re@inventati.org

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Gli anarchici non votano e non vanno a messa!

Questo è il titolo di un volantino astensionista che fu distribuito alla fine degli anni ’70, durante l’ennesima campagna elettorale, davanti alle principali fabbriche metalmeccaniche di Reggio Emilia. Inutile sottolineare che il ciclostilato fu contestato duramente dall’allora Partito Comunista Italiano, presente in massa dentro gli stabilimenti, dagli avanzi della sinistra extraparlamentare e soprattutto dai delegati della CGIL-FIOM i quali, in più di un’occasione, avevano avuto a che fare nelle assemblee, nei picchetti e nelle manifestazioni operaie con la “FAI dei metalmeccanici”. Questa presa di posizione così naturale per gli anarchici rappresentava per i partiti riformisti con le loro appendici sindacali una vera e propria provocazione, in quanto inserita nel “modello emiliano”, un modello fatto di cogestione socialdemocratica a base di sacrifici operai per il bene dell’economia tricolore.

Eppure quella dichiarazione politica fatta agli operai reggiani aprì una discussione, che durò parecchie settimane, sullo sfruttamento capitalista sostenuto dal sistema dei partiti. Questo proprio perché la nostra posizione radicale, oltre all’astensionismo storico e ideologico, richiamava i lavoratori a una risoluta scelta di classe che rifiutasse una politica interclassista e votaiola funzionale soltanto al comando statale e capitalistico. Inoltre cercavamo di smascherare le messe istituzionali, oltre a quelle religiose, officiate dai partiti, dai sindacati e dai gruppi extraparlamentari, basate su di una narrazione fasulla che raccontava di riforme parlamentari, referendum sindacali e richiami costituzionali che, anche allora, servivano, come servono oggi, a bollire il cervello dei lavoratori.

Era necessario, in quella fase dove il “non voto” aveva ancora percentuali contenute, costruire percorsi di autogestione popolare associate a pratiche sindacali indipendenti dove il protagonismo operaio, senza votanti e mestieranti, potesse affrontare a testa alta il programma del capitale. Si trattava di affermare una cultura libertaria nelle fabbriche come nella società, fondata sulla partecipazione e sull’assemblearismo diffuso, dove i lavoratori iniziavano a chiamarsi fuori dalle illusioni elettoraliste per mettersi sulla strada maestra della lotta di classe.

A distanza di quarant’anni possiamo affermare pacificamente che avevamo ragione. Quel partito e quel sindacato che promettevano di migliorare costantemente le condizioni di vita dei lavoratori, che promettevano momentanei sacrifici per il “bene superiore” in cambio di migliori condizioni di lavoro dopo, hanno gettato definitivamente la maschera. Prima hanno indebolito ed eliminato quegli strumenti di tutela del salario come la scala mobile, poi hanno imposto per via legale il monopolio sulle trattative sindacali con la concertazione per poi approvare tutte le riforme del mercato del lavoro, dal pacchetto Treu fino al Jobs Act. Quando queste riforme non sono state fatte direttamente dagli eredi del Partito, questi e i sindacati di stato le hanno accettate facendo al più qualche protesta simbolica. Intanto anche i settori economici di riferimento delle cordate di potere interne al PD, composte da ex-PCI ed ex-DC, si sono grandemente avvantaggiate di queste riforme. Le condizioni di lavoro nel settore cooperativo sono infatti grandemente peggiorate e proprio in quell’ambito possiamo assistere a forme di sfruttamento del lavoro inimmaginabili fino a pochi anni fa.

Per fortuna che costoro in cambio della delega, della rinuncia all’azione diretta, avrebbero dovuto traghettarci verso un’era più felice! “Il nemico marcia sempre alla tua testa / la socialdemocrazia è quel nano che ti arresta” cantava uno dei più lucidi cantautori di quel periodo – e così è stato.

Ora l’astensionismo in questi luoghi dove il PCI prendeva anche più dell’80% ed il tasso di astensione raggiungeva o superava di poco il 10% ha abbondantemente superato il 40%. Se in molti sono oramai disillusi rispetto alle possibilità offerte dal riformismo, i cicli di lotta in grado di invertire i rapporti di forza sociali sono purtroppo ancora oltre l’orizzonte.

Solo in certi settori industriali, pensiamo alla logistica, abbiamo potuto assistere alla ripresa vigorosa del conflitto sindacale, spesso attuate da settori di proletariato immigrato che non hanno mai conosciuto l’illusione riformista.

La stessa illusione riformista, laddove si ripropone e riesce a vincere alle urne, è destinata al fallimento: è fallita nelle sue riproposizioni contemporanee in Grecia, con Syriza rientrata nei ranghi e che non gioca nemmeno più all’opposizione delle politiche di austerity. È fallita nella crisi del “Nuovo Bolivarismo”, esperimento socialisteggiante condito con giacobinismo e teologia della liberazione salito al governo in Venezuela, stritolato dalle fluttuazioni del prezzo del greggio – determinate altrove – su cui basava la propria economia, un’economia per altro costruita a prezzo di grandi devastazioni ambientali fatte subire alle comunità indigene. È fallita in Turchia dove l’HDP è stato estromesso da un golpe bianco dal governo dalle municipalità che aveva democraticamente conquistato. Il “municipalismo” di Barcellona, preso a modello da certe componenti italiane che si presentano alle urne, non è in grado di dare una chiara risposta di classe al conflitto tra lo stato centrale spagnolo e il nazionalismo catalano.

L’espulsione dal mercato del lavoro – o la condanna a lavori saltuari informali o istituzionalizzati che siano – ora investe anche quella che un tempo sarebbe stata classe media: impiegati, tecnici, liberi professionisti, creativi. Il mondo si polarizza sempre più tra chi possiede i mezzi di produzione e chi non li possiede. È ovvio che il gioco non potrà durare in eterno: quando una popolazione di disoccupati o sottoccupati cronici non può assorbire la quantità di merci prodotta a ritmi sempre maggiori, la crisi sistemica diventa possibilità immediata.

Il riformismo, la cogestione, la socialdemocrazia hanno fallito. Le loro riproposizione contemporanee sono destinate a fallire ancora più velocemente.

Le ragioni del nostro astensionismo consistevano, e consistono tuttora, in una proposta militante che vuole costruire, attraverso cicli di lotte sociali, un altro modello fondato sui valori di uguaglianza e solidarietà. Un modello che non si può mettere in pratica se non si escludono fin da subito percorsi di delega e di voto in qualsiasi circostanza.

Fin dalla sua nascita l’anarchismo non contempla possibili ambiguità su questo terreno fondamentale, che investe sia il portato teorico che il programma pratico, con la sua relazione di coerenza tra mezzi e fini per realizzare una diversa organizzazione sociale basata sull’autogoverno e l’autogestione in una dimensione internazionalista.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

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Solidarietà alla popolazione mapuche e al movimento anarchico argentino

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Donne,Ribelli e Patriarcato. Confronti, contraddizioni tra fascismo e giorni nostri.

Sabato 27 gennaio 2018 ore 17 @ Circolo Anarchico Berneri via don Minzoni 1/d

Anche quest’anno riprendiamo il nostro percorso de “ I dimenticati che non dimentichiamo”, un percorso che nel corso degli anni ci ha portato a studiare tutte le svariate forme di oppressione, violenza e discriminazione sociale che i regimi nazifascisti hanno portato avanti negli anni, e verso tantissime categorie di persone, sino alle tragiche fasi di deportazione e di sterminio.

Quest’anno vogliamo allargare il campo, utilizzando uno sguardo differente e di più lungo periodo, occupandoci della figura femminile durante il regime fascista: dall’oppressione sessista-machista dello stato che incarcerava la donna nel ruolo di casalinga “ angelo del focolare”, all’aggressione nazionalista verso il corpo delle donne per dare “figli alla patria”, all’intera subordinazione della vita delle donne all’interesse dello stato.

Chiaramente non potremo esimerci dall’occuparci delle “donne irrecuperabili” delle streghe rosse antifasciste che si ribellarono a ogni stereotipo imposto dal regime sino a essere definite “ pazze”, “nevrotiche”, “prostitute” prive di un proprio libero arbitrio o volontà.

Queste ultime “ribelli due volte” perché ribelli al regime fascista, oltre che alla mentalità sessista dell’epoca, dimostrarono con grande tenacia come la lotta antifascista andasse di pari passo con l’emancipazione della donna come prassi di liberazione dell’intera società contro autoritarismo, patriarcato e religioni.

Ma non vogliamo fermarci qui, dopo aver innescato il meccanismo della memoria porteremo avanti questo tema sino a collegarci ai giorni nostri. Ci interrogheremo sull’oppressione di genere oggi, sulle tante manifestazioni che negli ultimi anni hanno visto donne e uomini protagonisti nella lotta contro le discriminazioni sessuali, di genere che ancora oggi imperversano nella nostra società. Movimenti, come quello di Non Una di Meno, che con la loro dimensione globale, quindi internazionalista, hanno saputo sfidare razzismo, machismo e sfruttamento creando assemblee, reti solidali e manifestazioni che in Italia sono sfociate nel grande sciopero dell’8 marzo 2017.

Per fare tutto ciò ne parleremo con uno storico, Franco Schirone e Maria Matteo militante della FAT e attivista di Non Una Di Meno Torino.

Al termine del dibattito aperitivo e cena di autofinanziamento

Federazione Anarchica Reggiana – FAI Collettivo libertario degli imperfetti

federazioneanarchicareggiana.noblogs.org Fb: Archivio Libreria della FAI Reggiana mail: fa_re@invetnati.org via don Minzoni 1/D Reggio Emilia (laterale di via Farini)


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