Sabato 7 Aprile: Dalla pratica solidale alla logica di mercato – La cooperazione in Italia

Sabato 7 Aprile ore 17.30 presso il Circolo Anarchico Berneri - Via don
Minzoni 1/d Reggio Emilia presentazione del libro "La cooperazione in
Italia. Dalla pratica solidale alla logica di mercato" con gli autori
Giovanni Marilli e Daniele Ratti. A seguire cena.

Un incontro importante per capire le origini del sistema cooperativo che
nella nostra regione è stato ed è ancora adesso uno dei principali
attori economici, sia nei settori produttivi (agroalimentare, edilizia)
che nei settori dei servizi (terzo settore, Grande Distribuzione
Organizzata). Un settore che nel corso degli anni ha subito continue
trasformazioni che hanno portato, coerentemente con le proprie premesse,
all'implosione di importanti realtà cooperative e alla perdita di
migliaia di posti di lavoro. Un settore che si è sempre allacciato, e
che ha spesso direttamente espresso, la stessa classe dirigente di
alcune regioni del centro-nord e che ha avuto un'importantissima
influenza anche a livello nazionale.

Federazione Anarchica Reggiana - FAI

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Gli anarchici non votano e non vanno a messa!

Questo è il titolo di un volantino astensionista che fu distribuito alla fine degli anni ’70, durante l’ennesima campagna elettorale, davanti alle principali fabbriche metalmeccaniche di Reggio Emilia. Inutile sottolineare che il ciclostilato fu contestato duramente dall’allora Partito Comunista Italiano, presente in massa dentro gli stabilimenti, dagli avanzi della sinistra extraparlamentare e soprattutto dai delegati della CGIL-FIOM i quali, in più di un’occasione, avevano avuto a che fare nelle assemblee, nei picchetti e nelle manifestazioni operaie con la “FAI dei metalmeccanici”. Questa presa di posizione così naturale per gli anarchici rappresentava per i partiti riformisti con le loro appendici sindacali una vera e propria provocazione, in quanto inserita nel “modello emiliano”, un modello fatto di cogestione socialdemocratica a base di sacrifici operai per il bene dell’economia tricolore.

Eppure quella dichiarazione politica fatta agli operai reggiani aprì una discussione, che durò parecchie settimane, sullo sfruttamento capitalista sostenuto dal sistema dei partiti. Questo proprio perché la nostra posizione radicale, oltre all’astensionismo storico e ideologico, richiamava i lavoratori a una risoluta scelta di classe che rifiutasse una politica interclassista e votaiola funzionale soltanto al comando statale e capitalistico. Inoltre cercavamo di smascherare le messe istituzionali, oltre a quelle religiose, officiate dai partiti, dai sindacati e dai gruppi extraparlamentari, basate su di una narrazione fasulla che raccontava di riforme parlamentari, referendum sindacali e richiami costituzionali che, anche allora, servivano, come servono oggi, a bollire il cervello dei lavoratori.

Era necessario, in quella fase dove il “non voto” aveva ancora percentuali contenute, costruire percorsi di autogestione popolare associate a pratiche sindacali indipendenti dove il protagonismo operaio, senza votanti e mestieranti, potesse affrontare a testa alta il programma del capitale. Si trattava di affermare una cultura libertaria nelle fabbriche come nella società, fondata sulla partecipazione e sull’assemblearismo diffuso, dove i lavoratori iniziavano a chiamarsi fuori dalle illusioni elettoraliste per mettersi sulla strada maestra della lotta di classe.

A distanza di quarant’anni possiamo affermare pacificamente che avevamo ragione. Quel partito e quel sindacato che promettevano di migliorare costantemente le condizioni di vita dei lavoratori, che promettevano momentanei sacrifici per il “bene superiore” in cambio di migliori condizioni di lavoro dopo, hanno gettato definitivamente la maschera. Prima hanno indebolito ed eliminato quegli strumenti di tutela del salario come la scala mobile, poi hanno imposto per via legale il monopolio sulle trattative sindacali con la concertazione per poi approvare tutte le riforme del mercato del lavoro, dal pacchetto Treu fino al Jobs Act. Quando queste riforme non sono state fatte direttamente dagli eredi del Partito, questi e i sindacati di stato le hanno accettate facendo al più qualche protesta simbolica. Intanto anche i settori economici di riferimento delle cordate di potere interne al PD, composte da ex-PCI ed ex-DC, si sono grandemente avvantaggiate di queste riforme. Le condizioni di lavoro nel settore cooperativo sono infatti grandemente peggiorate e proprio in quell’ambito possiamo assistere a forme di sfruttamento del lavoro inimmaginabili fino a pochi anni fa.

Per fortuna che costoro in cambio della delega, della rinuncia all’azione diretta, avrebbero dovuto traghettarci verso un’era più felice! “Il nemico marcia sempre alla tua testa / la socialdemocrazia è quel nano che ti arresta” cantava uno dei più lucidi cantautori di quel periodo – e così è stato.

Ora l’astensionismo in questi luoghi dove il PCI prendeva anche più dell’80% ed il tasso di astensione raggiungeva o superava di poco il 10% ha abbondantemente superato il 40%. Se in molti sono oramai disillusi rispetto alle possibilità offerte dal riformismo, i cicli di lotta in grado di invertire i rapporti di forza sociali sono purtroppo ancora oltre l’orizzonte.

Solo in certi settori industriali, pensiamo alla logistica, abbiamo potuto assistere alla ripresa vigorosa del conflitto sindacale, spesso attuate da settori di proletariato immigrato che non hanno mai conosciuto l’illusione riformista.

La stessa illusione riformista, laddove si ripropone e riesce a vincere alle urne, è destinata al fallimento: è fallita nelle sue riproposizioni contemporanee in Grecia, con Syriza rientrata nei ranghi e che non gioca nemmeno più all’opposizione delle politiche di austerity. È fallita nella crisi del “Nuovo Bolivarismo”, esperimento socialisteggiante condito con giacobinismo e teologia della liberazione salito al governo in Venezuela, stritolato dalle fluttuazioni del prezzo del greggio – determinate altrove – su cui basava la propria economia, un’economia per altro costruita a prezzo di grandi devastazioni ambientali fatte subire alle comunità indigene. È fallita in Turchia dove l’HDP è stato estromesso da un golpe bianco dal governo dalle municipalità che aveva democraticamente conquistato. Il “municipalismo” di Barcellona, preso a modello da certe componenti italiane che si presentano alle urne, non è in grado di dare una chiara risposta di classe al conflitto tra lo stato centrale spagnolo e il nazionalismo catalano.

L’espulsione dal mercato del lavoro – o la condanna a lavori saltuari informali o istituzionalizzati che siano – ora investe anche quella che un tempo sarebbe stata classe media: impiegati, tecnici, liberi professionisti, creativi. Il mondo si polarizza sempre più tra chi possiede i mezzi di produzione e chi non li possiede. È ovvio che il gioco non potrà durare in eterno: quando una popolazione di disoccupati o sottoccupati cronici non può assorbire la quantità di merci prodotta a ritmi sempre maggiori, la crisi sistemica diventa possibilità immediata.

Il riformismo, la cogestione, la socialdemocrazia hanno fallito. Le loro riproposizione contemporanee sono destinate a fallire ancora più velocemente.

Le ragioni del nostro astensionismo consistevano, e consistono tuttora, in una proposta militante che vuole costruire, attraverso cicli di lotte sociali, un altro modello fondato sui valori di uguaglianza e solidarietà. Un modello che non si può mettere in pratica se non si escludono fin da subito percorsi di delega e di voto in qualsiasi circostanza.

Fin dalla sua nascita l’anarchismo non contempla possibili ambiguità su questo terreno fondamentale, che investe sia il portato teorico che il programma pratico, con la sua relazione di coerenza tra mezzi e fini per realizzare una diversa organizzazione sociale basata sull’autogoverno e l’autogestione in una dimensione internazionalista.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

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Solidarietà alla popolazione mapuche e al movimento anarchico argentino

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Donne,Ribelli e Patriarcato. Confronti, contraddizioni tra fascismo e giorni nostri.

Sabato 27 gennaio 2018 ore 17 @ Circolo Anarchico Berneri via don Minzoni 1/d

Anche quest’anno riprendiamo il nostro percorso de “ I dimenticati che non dimentichiamo”, un percorso che nel corso degli anni ci ha portato a studiare tutte le svariate forme di oppressione, violenza e discriminazione sociale che i regimi nazifascisti hanno portato avanti negli anni, e verso tantissime categorie di persone, sino alle tragiche fasi di deportazione e di sterminio.

Quest’anno vogliamo allargare il campo, utilizzando uno sguardo differente e di più lungo periodo, occupandoci della figura femminile durante il regime fascista: dall’oppressione sessista-machista dello stato che incarcerava la donna nel ruolo di casalinga “ angelo del focolare”, all’aggressione nazionalista verso il corpo delle donne per dare “figli alla patria”, all’intera subordinazione della vita delle donne all’interesse dello stato.

Chiaramente non potremo esimerci dall’occuparci delle “donne irrecuperabili” delle streghe rosse antifasciste che si ribellarono a ogni stereotipo imposto dal regime sino a essere definite “ pazze”, “nevrotiche”, “prostitute” prive di un proprio libero arbitrio o volontà.

Queste ultime “ribelli due volte” perché ribelli al regime fascista, oltre che alla mentalità sessista dell’epoca, dimostrarono con grande tenacia come la lotta antifascista andasse di pari passo con l’emancipazione della donna come prassi di liberazione dell’intera società contro autoritarismo, patriarcato e religioni.

Ma non vogliamo fermarci qui, dopo aver innescato il meccanismo della memoria porteremo avanti questo tema sino a collegarci ai giorni nostri. Ci interrogheremo sull’oppressione di genere oggi, sulle tante manifestazioni che negli ultimi anni hanno visto donne e uomini protagonisti nella lotta contro le discriminazioni sessuali, di genere che ancora oggi imperversano nella nostra società. Movimenti, come quello di Non Una di Meno, che con la loro dimensione globale, quindi internazionalista, hanno saputo sfidare razzismo, machismo e sfruttamento creando assemblee, reti solidali e manifestazioni che in Italia sono sfociate nel grande sciopero dell’8 marzo 2017.

Per fare tutto ciò ne parleremo con uno storico, Franco Schirone e Maria Matteo militante della FAT e attivista di Non Una Di Meno Torino.

Al termine del dibattito aperitivo e cena di autofinanziamento

Federazione Anarchica Reggiana – FAI Collettivo libertario degli imperfetti

federazioneanarchicareggiana.noblogs.org Fb: Archivio Libreria della FAI Reggiana mail: fa_re@invetnati.org via don Minzoni 1/D Reggio Emilia (laterale di via Farini)


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Venerdì 22 dicembre – Natale dell’Utopista

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Umanità Nova inFesta

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Sabato 4 novembre – Contro tutte le guerre e tutti gli eserciti

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Il nuovo piano urbanistico regionale e la nostra triste sorte

ARCHITETTI INDIPENDENTI Reggio Emilia, realtà composta da colleghi e privati cittadini, segue da mesi il dibattito in corso a livello regionale sul disegno di legge urbanistica della regione Emilia-Romagna presentato in giunta il 27 febbraio 2017, convincendosi sempre più che questa legge sia da rimandare al mittente. Dietro a slogan dal facile appeal come “consumo di suolo a saldo zero”, “rigenerazione urbana, semplificazione, negoziazione”, si nasconde un disegno complesso della città a venire, in cui le imprese avranno il potere di definire l’assetto delle future trasformazioni intensive delle città, quelle che riguarderanno interi quartieri o piccoli isolati, in cui le amministrazioni locali saranno depauperate di molte delle loro attuali facoltà, in cui la vita delle persone che decideranno di effettuare piccoli interventi sul patrimonio edilizio esistente sarà sempre più difficile.
Forti con i deboli, inermi con i forti.
Le conseguenze sul futuro della città e del territorio sono così profonde che riteniamo vada utilizzata ogni forma di linguaggio per diffondere consapevolezza e accrescere la capacità di reazione di tutti noi.

A questo scopo abbiamo organizzato questa settimana due iniziative. La prima utilizza il linguaggio teatrale come mezzo per riflettere sui poteri che modelleranno il nostro territorio se la legge verrà approvata così come proposta.

Mercoledì 19 Luglio ’17
ore 21.00 Circolo Berneri
via don Minzoni 1/d – Reggio Emilia (laterale di via Farini)

performance teatrale IL NUOVO PIANO URBANISTICO GENERALE E LA NOSTRA TRISTE SORTE

contro il nuovo disegno di legge urbanistica dell’Emilia Romagna spettacolo teatrale messo in scena dalla Compagnia Improvvisata su testo di Ezio Righi e Rossana Benevelli

La seconda iniziativa vive dei contributi del mondo della cultura e di prestigiosi urbanisti che – in assoluta indipendenza – hanno espresso in un instant book un’analisi del testo di legge

venerdì 21 Luglio ’17 ore 20:30 in Piazza Casotti
presentazione del libro CONSUMO DI LUOGO – Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna alla presenza della curatrice Ilaria Agostini e di alcuni degli autori (Piero Cavalcoli, Sergio Caserta, Paolo Dignatici, Ezio Righi) Le iniziative sono aperte a tutti e tutte

Architetti Indipendenti Reggio Emilia

info 329 066 0868 — 347 4540 004

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Mercoledì 12 luglio – Si vede ballare la vecchia

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Siamo solo noi… senza Vasco

Pubblichiamo questa breve nota storica, pubblicata anche su 24emilia, sulla volta in cui per poco Vasco Rossi non suonò a una nostra Festa Libertaria nel 1978. Nota di costume e di colore? Può darsi, ma restituisce anche una serie di dati su quell’intensa stagione che sono stati gli anni ’70.

In occasione del concerto di Vasco Rossi a Modena il primo luglio alcuni amici mi hanno chiesto di raccontare l’episodio che coinvolse direttamente la FAI Reggiana e inconsapevolmente Vasco Rossi, una storia curiosa che conferma l’originalita’ del nostro gruppo di compagne e compagni capaci di andare – spesso e volentieri – sopra le righe. Nel 1979 c’era una grande attesa per la festa di Umanità Nova alla quale aderivano molti compagni da fuori provincia con in testa i cavatori di Carrara, sempre presenti alle nostre iniziative. Ogni anno, a partire dal 77, la FAI Reggiana organizzava, generalmente a luglio, una festa libertaria al Parco Cervi, ex Campo Tocci, in pieno centro storico, della durata di tre o quattro giorni. L’edizione dell’anno precedente aveva visto la presenza dei Nomadi, grazie alla disponibilità di Augusto Daolio, grande amico e forte sostenitore degli anarchici reggiani, il lungo concerto era stato un successone e aveva visto la partecipazione di mille persone. Fu una serata straordinaria che non potremo mai dimenticare con un Augusto in piena forma che canto’ per ben due volte la Locomotiva, un vero e proprio inno per la nostra generazione. In quel momento la Federazione Anarchica Reggiana era in una fase di rilancio dopo la creativa e intensa stagione politica del 77 che chiudeva un ciclo di grandi lotte iniziate nel 68. La festa libertaria per il giornale rappresentava un’importante scadenza politica e culturale per la nostra piccola federazione che investiva tutte le sue energie per questo appuntamento estivo. Come sempre l’evento era costruito dal basso in modo orizzontale, coinvolgendo tutti i militanti e i simpatizzanti in un percorso autogestito e autorganizzato. Per l’organizzazione logistica della festa stavamo migliorando di anno in anno mentre per il dibattito politico, a detta della concorrenza, eravamo degli specialisti: vale a dire i primi ad arrivare e gli ultimi a lasciare dopo discussioni interminabili. Durante le assemblee preparatorie cercammo di individuare un gruppo musicale o un cantautore di grido per il concerto del sabato sera che «costasse poco e tirasse molto». Facemmo un tentativo chiamando a Milano Alberto Camerini – UFO Robot che avevamo conosciuto a Modena a un concerto di movimento ma il suo manager aveva organizzato una tournée per tutta l’estate. Allora chiamammo i compagni di Bologna, dotati di grande esperienza e ottimi contatti musicali, avevano infatti organizzato grandi concerti contro la repressione e a sostegno della stampa anarchica con: Lucio Dalla, Francesco de Gregori, Claudio Lolli, Francesco Guccini e gli Area. Inoltre la Federazione Bolognese aveva un’ottima relazione con i nascenti gruppi punk-rock, come gli Skiantos, i GazNevada i Luti Chroma, Kaos Rock e Punk Uncle. I compagni di Bologna, dopo alcune telefonate, ci dissero che erano disponibili a cinquecentomila lire sia i Confusional Jazz Rock Quartet, gruppo d’avanguardia ben conosciuto nel mondo giovanile, che un dj-cantautore molto bravo di nome Vasco Rossi, proveniente da Zocca, in provincia di Modena. Il giorno successivo tenemmo la classica assemblea per la festa dove venne fatta un’animata discussione su chi chiamare per il concerto. Furono scelti i Confusional Quartet e automaticamente venne scartato il buon Vasco Rossi. Secondo l’assemblea tal Vasco Rossi non era in grado di coinvolgere il «proletariato giovanile», a partire dal nome, dalla provenienza e dalla qualifica. Anche sabato primo luglio la storia si ripetera’ in modo inesorabile perché gli anarchici reggiani saranno a Massenzatico ad ascoltare il concerto di Alessio Lega in sostegno di A Rivista Anarchica. Eppure prima o poi con il grande Blasco almeno un incontro in via don Minzoni lo dovremo fare.

Per adesso continuiamo a essere sempre solo noi… senza Vasco.

Gianandrea Ferrari 30 giugno 2017

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