Satefano Raspini – L’uomo benzina

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RemiliaPride – documento, foto e report

La Federazione Anarchica Reggiana e l’Unione Sindacale Italiana – Sezione di Reggio Emilia, come preannunciato, hanno partecipato al RemiliaPride, scendendo in piazza con i propri contenuti, esplicati nel volantino qua riportato e nella versione estesa presente sotto. I compagni e le compagne libertarie reggiani si sono trovati in circa una trentina dietro le bandiere rosso nere dell’Unione e della Federazione. È stato effettuato un intenso volantinaggio e la vendita militante della stampa anarchica.

Al termine della manifestazione si è tenuta la cena anticlericale presso il Circolo Berneri con un menù a base di strozzapreti, monache arrosto e chierici in umido e altri cibi vietati da tutte le religioni mondiali, il tutto innaffiato da lambrusco e sauvignon cabernet.

 

di seguito la versione estesa del volantino:

Né dio né stato

Orgogliosamente anticlericali

Come Federazione Anarchica Reggiana e USI Reggio Emilia abbiamo deciso di partecipare con i nostri contenuti al Remilia Pride, pur non aderendo formalmente alla manifestazione, in quanto riteniamo estremamente importante ribadire la necessità dell’emancipazione, individuale e collettiva, dal sessismo e dall’omo-transfobia, piaghe sociali di diretta matrice religiosa.

Viviamo in un’epoca in cui le religioni, pur in una generale crisi data dalla secolarizzazione della società, tentano di riconquistare terreno imponendo al dibattito pubblico i loro deliri retrogradi e reazionari. Lo vediamo nel mondo mediorientale dove l’islamismo militante ha preso nuovo impulso per reazione ai movimenti sociali delle Primavere Arabe. Lo vediamo in Europa e negli Stati Uniti dove i movimenti reazionari, clericofascisti e religiosi, anche non necessariamente collegati alle religioni organizzate tradizionali, reclamano ulteriore spazio per portare avanti il ciarpame creazionista e le loro posizioni liberticide su tutte le maggiori questioni etiche.

Riguardo le tematiche LGBTQ, la posizione della chiesa cattolica è ben chiara, anche se con diverse sfumature “applicative”. L’omosessualità è comunque un peccato. Recentemente un esponente della chiesa reggiana ha affermato che “dio accoglie sempre l’uomo che cade”. Il peccato va biasimato, il peccatore accolto e perdonato. Purché si penta, è sottinteso. Il perdono deve sempre essere preceduto dal pentimento nella chiesa cattolica. Ma in cosa è caduta, di cosa si dovrebbe pentire una persona LGBTQ? Di vivere la propria vita affettiva e sessuale seguendo liberamente la propria natura? Di amare in modo ritenuto peccaminoso dalle gerarchie religiose? Questo modo di agire è connaturato con l’essenza stessa della religione: la chiesa (tutte le chiese, anche se in questo caso stiamo parlando della chiesa cattolica) pretende da sempre di controllare ogni aspetto delle vite di tutte le persone. Di tutte, non solo di quelle che ne fanno parte per libera scelta. Anche e soprattutto di chi non ne condivide la fede, i precetti e i valori, di chi vuole vivere e pensare liberamente. Non stiamo dicendo niente di nuovo, fiumi d’inchiostro sono stati versati per scrivere dell’invadenza clericale nelle nostre vite, della presenza opprimente e pervasiva della religione nella politica, dell’influenza sulle leggi e sull’educazione, sulla pretesa dei religiosi di ergersi a guide morali e spirituali universali.

Considerare un peccato l’omosessualità e biasimarla in sé stessa è il segno di un’arroganza senza limiti che continua in omnia saecula saeculorum. E se in occidente i roghi sono spenti da qualche secolo, in tanti paesi del mondo le persone LGBTQ sono incarcerate, seviziate e uccise in base a disposizioni religiose. Come nell’occidente medioevale, a volte è il braccio secolare -lo stato- che si incarica materialmente dell’esecuzione della pena, altre volte è la massa dei credenti che lapida i “peccatori”. Come purtroppo vediamo ogni giorno, in occidente l’odio verso le persone LGBTQ si esprime in tanti modi, dal negar loro diritti che gli altri cittadini hanno garantiti, al disprezzo, al bullismo, alle aggressioni fino all’omicidio. Il tutto alimentato dalla concezione religiosa che la persona LGBTQ è una persona di seconda categoria perché vive nel peccato. La differenza è solo di grado, la sostanza è la stessa. Là ti ammazzano o finisci in galera, qui ti devi pentire. Pentire di essere quello che sei. Ancora, purtroppo, niente di particolarmente nuovo. Ed è questo il punto. La posizione dottrinaria della chiesa è sempre la stessa, solo che il suo atteggiamento pratico è cambiato adeguandosi “ai tempi” e alla “percezione della fede” che hanno i credenti. Come ribadito più volte dagli esponenti della curia reggiana, il catechismo cattolico è chiaro. Gli atti di omosessualità sono “intrinsecamente disordinati”. La chiesa deve tenere un atteggiamento di accoglienza e non discriminazione ma, secondo le parole del vescovo di Reggio e Guastalla, è necessario fare chiarezza riguardo il bene e il male. Il bene è amare nei tempi, nei modi e con i fini stabiliti da loro, il male è qualunque cosa al di fuori. Da rimarcare che tutto ciò è direttamente derivato da usi e costumi di una tribù di pastori mediorientali dell’età del bronzo, codificati in una collezione di testi risalenti a periodi diversi, originariamente scritti in ebraico e aramaico, poi tradotti in greco e in latino e infine nelle lingue volgari di tutta Europa. Testi che presentano molteplici versioni, antiche e moderne, con pesanti contraddizioni e discordanze interne. Tanto per rimanere sul tema del disordine. Tanto per ricordare che quella che la chiesa spaccia per volontà divina è in realtà una ferrea volontà di controllo della vita delle persone da parte della chiesa stessa, di una gerarchia sacerdotale che oggi trova più conveniente perdonare le persone omosessuali invece di minacciarle con l’anacronistica pioggia di fuoco di dantesca memoria. Vedremo cosa succederà se il prossimo pontefice avrà una mentalità più tradizionalista e meno propensa all’accoglienza e al perdono di questo gesuita che incarna il volto comprensivo e benevolo della chiesa.

Lasciando da parte le persecuzioni nazifasciste, orientate a punire l’omosessualità perché contraria alle politiche di riproduzione della razza, la discriminazione subita da chiunque non segua il rassicurante sentiero della “normalità” è oggi, come scrivevamo all’inizio, di diretta derivazione religiosa, attraverso l’ingerenza clericale nella legislazione strettamente unita al mantenimento dello stigma verso le diversità. I Paesi dove ci sono meno discriminazioni di genere e sulla base dell’orientamento sessuale sono quelli dove l’influenza religiosa sulle leggi e soprattutto sulle coscienze delle persone è meno forte, e questo non è un caso.

Vorremmo spendere alcune parole anche su un tema presentato come primario in questo periodo, quello del matrimonio e delle unioni civili. Come anarchici e libertari crediamo che la libertà individuale delle persone LGBTQ non passi dalla concessione statale di un quasi-matrimonio comprensivo di quasi-diritti e quasi-doveri.

La società in cui viviamo è fondata strutturalmente sull’oppressione di genere e sull’esclusione di chi non si conforma ai dettami della famiglia tradizionali: donne libere, transessuali, omosessuali e queer. È un’esclusione che ha la propria genealogia nella mentalità religiosa e negli albori del capitalismo stesso, quando, nel corso della sua fase di accumulazione originaria si gettarono le basi della normazione da parte dello stato della sfera dell’intimo con lo scopo di dirigere il lavoro riproduttivo. Negli ultimi anni in occidente abbiamo assistito, grazie alle significative lotte femministe che si sono sviluppate durante tutto il novecento, alla nascita di una maggiore sensibilità verso queste tematiche e al riconoscimento, spesso solo giuridico, della parità tra i sessi. Riconoscimento che come in altri campi, per esempio il lavoro, ha solamente preso atto dell’evoluzione della società scaturita dalle lotte. Anche nell’ambito delle questioni dell’omosessualità e della transessualità abbiamo potuto vedere alcuni miglioramenti che, essendo comunque compresi all’interno di un paradigma sociale fondato sugli schemi della famiglia tradizionale – come le unioni civili – sono passi sicuramente importanti ma pur sempre parziali. Non riusciamo a vedere come una libertà qualsiasi debba essere subordinato a un istituto legale. Le libertà, per essere tali, devono essere individuali e non condizionati alla stipula di un contratto davanti a un ufficiale di stato civile. Non a caso Errico Malatesta parlava di famiglia come risultato della “pratica dell’amore, libero da ogni vincolo legale, da ogni oppressione economica o fisica, da ogni pregiudizio religioso.”

La strada da percorrere è ancora lunga e interseca necessariamente le questioni di classe così come i percorsi antirazzisti. Solamente dalla lotta potranno scaturire cambiamenti veri. Non è un caso, infatti, che i gay pride nascano non dalla rivendicazione di diritti astratti ma dalla rivolta di Stonewall, nel giugno del 1969, quando la comunità gay e transessuale di New York si rivoltò davanti alle ripetute angherie poliziesche. Solamente la lotta e non la concessione di qualche diritto monco da parte del politico di turno potrà portare all’affermarsi di una società veramente libera che si sappia scrollare dalle spalle secoli di oppressione.

Federazione Anarchica Reggiana

Unione Sindacale Italiana – Sezione di Reggio Emilia

Via don Minzoni 1/d – Reggio Emilia

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Né dio né stato – Orgogliosamente anticlericali – Spezzone rosso-nero al REmiliaPride

Come Federazione Anarchica Reggiana e USI Reggio Emilia abbiamo deciso di partecipare con i nostri contenuti al Remilia Pride, pur non aderendo formalmente alla manifestazione, in quanto riteniamo estremamente importante ribadire la necessità dell’emancipazione, individuale e collettiva, dal sessismo e dall’omo-trans-fobia, piaghe sociali di diretta matrice religiosa.

Viviamo in un’epoca in cui le religioni, pur in una generale crisi data dalla secolarizzazione della società, tentano di riconquistare terreno imponendo al dibattito pubblico i loro deliri retrogradi e reazionari. Lo vediamo nel mondo mediorientale dove l’islamismo militante ha preso nuovo impulso per reazione ai sommovimenti sociali delle Primavere Arabe, lo vediamo in Europa e negli Stati Uniti dove i movimenti reazionari, clericofascisti e religiosi, anche non necessariamente collegati alle religioni organizzate tradizionali, reclamano ulteriore spazio per portare avanti il ciarpame creazionista e le loro posizioni liberticide su tutte le maggiori questioni etiche.

Come anarchici e libertari crediamo che la libertà individuale delle persone LGBTQ non passi dalla concessione statale di un quasi-matrimonio comprensivo di quasi-diritti e quasi-doveri. Crediamo invece che sia necessario combattere per eliminare l’ingerenza clericale nelle questioni etiche ma soprattutto estirpare dalla società la mentalità religiosa, di qualsiasi matrice, che permette e alimenta questa ingerenza e che permette e alimenta la discriminazione e l’oppressione delle persone LGBTQ.

La Federazione Anarchica Reggiana e l’Unione Sindacale Italiana – Sezione di Reggio Emilia invitano pertanto tutti i liberi pensatori a partecipare allo spezzone rosso-nero al RemiliaPride di sabato 3 giugno 2017, con concentramento alle ore 14.00 in via 4 Novembre (stazione FS).

Inoltre il Circolo Anarchico Berneri, in via don Minzoni 1/d (laterale di via Farini), sarà aperto dalle 10.30 del mattino di sabato e alle 12.30 ospiteremo un rinfresco. Alle ore 20.00 invece faremo una cena anticlericale con cibi vietati da tutte le religioni mondiali.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

Unione Sindacale Italiana – Sezione di Reggio Emilia

via don Minzoni 1/d Reggio Emilia /// 348 540 98 47 /// federazioneanarchicareggiana.noblogs.org /// usireggioemilia.noblogs.org

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LEGGENDO TRA LE RIGHE DELL’INTERVISTA A DON GOCCINI

Il seguente pezzo nasce come riflessione in seguito a un’intervista della Gazzetta di Reggio a don Goccini apparsa nella stessa pagina in cui il suddetto giornale ha pubblicato il comunicato dei compagni reggiani. È una riflessione scaturita caldo su come la Chiesa Cattolica, così come le altre organizzazioni religiose, sia costituivamente omotransofobica e basata sul dominio di genere, per quanto alcuni suoi esponenti tentino di riciclarsi come “preti buoni e tolleranti”. La tolleranza dei preti è sempre pelosa e basata sui concetti cristiani di pentimento e remissione dei peccati e i preti, “buoni” o “cattivi” sono sempre preti, pronti a diventare da intolleranti se un prete più importante di loro glielo ordina.

Sulla Gazzetta di Reggio del 17 maggio u.s. è apparsa una rivista a don Giordano Goccini, sul tema della processione “di riparazione” contro il REmilia Pride organizzata dal comitato di fondamentalisti cristiani beata Giovanna Scopelli. Chi volesse leggere l’intervista può trovarla a questa pagina: http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2017/05/17/news/il-responsabile-della-pastorale-critica-il-comitato-scopelli-e-aggiunge-non-si-risponde-a-una-provocazione-con-un-altra-1.15351141

Indubbiamente, don Giordano è persona ben diversa dai componenti del comitato, portatori di un odio virulento e incondizionato verso quelli che loro considerano peccatori abominevoli. Per esempio, alla fine dell’intervista esprime un parere favorevole alla veglia di preghiera contro le vittime di omo e transfobia tenuta a Regina Pacis [parrocchia diReggio Emilia, ndr.], dicendo anche che, secondo Gesù, i peccati di cui il signore chiederà conto saranno ben altri, cioè quelli commessi per brama di ricchezza.

Ma, riadattando un vecchio slogan, l’uomo finisce dove comincia il prete.

E il prete comincia liquidando molto semplicemente il Pride come una “provocazione”, non considerando che la provocazione -che c’è- potrebbe solo essere un mezzo per affermare il diritto a vivere secondo la propria natura, senza doversi vergognare di quello che si è. La provocazione è un potente mezzo di lotta politica e civile, non è fine a sé stessa.

Il prete continua esprimendo a chiare lettere la posizione reale della chiesa cattolica: l’omosessualità è comunque un peccato. Dice che “dio accoglie sempre l’uomo che cade” e anche che “pregare in riparazione dei peccati altrui è un atto di presunzione”. Il peccato va biasimato, il peccatore accolto e perdonato. Purché si penta, è sottinteso. Il perdono deve sempre essere preceduto dal pentimento nella chiesa cattolica. Ma in cosa è caduta, di cosa si dovrebbe pentire una persona LGBT? Di vivere la propria vita affettiva e sessuale seguendo liberamente la propria natura? Di amare in modo ritenuto peccaminoso dalle gerarchie religiose? Questo è il punto: la chiesa (tutte le chiese, anche se in questo caso stiamo parlando della chiesa cattolica) pretende da sempre di controllare ogni aspetto delle vite di tutte le persone. Di tutte, non solo di quelle che ne fanno parte per libera scelta. Anche e soprattutto di chi non ne condivide la fede, i precetti e i valori. Non sto dicendo niente di nuovo, fiumi d’inchiostro sono stati versati per scrivere dell’invadenza clericale nelle nostre vite, della presenza opprimente e pervasiva della religione nella politica, dell’influenza sulle leggi e sull’educazione, sulla pretesa dei religiosi di ergersi a guide morali e spirituali universali.

C’è una sottile differenza da rimarcare fra le posizioni del comitato e quella della diocesi: i primi tuonano con livorosa veemenza soprattutto contro “il più nefando e pubblico manifesto della sodomia”, che a ben vedere riguarda solo gli omosessuali uomini, mentre don Goccini riferisce di non riuscire a comprendere quanti “dicono di riuscire a trovare una realizzazione piena nella pratica di una sessualità non generativa”. In sostanza la chiesa include fra i peccatori anche le lesbiche e le persone eterosessuali che non intendono “generare”. Messe da parte dal comitato, che evidentemente considera le donne come soggetti di second’ordine anche nell’omosessualità, le lesbiche sono riprese abilmente, senza essere manco nominate, dall’esponente della chiesa ufficiale.

Considerare un peccato l’omosessualità e biasimarla in sé stessa è il segno di un’arroganza senza limiti che continua dai tempi dei tempi. E se in occidente i roghi sono spenti da qualche secolo, in tanti paesi del mondo le persone LGBT sono incarcerate, seviziate e uccise in base a disposizioni religiose. Come nell’occidente medioevale, a volte è il braccio secolare -lo stato- che si incarica materialmente dell’esecuzione, altre volte è la massa dei credenti che lapida i “peccatori”. Come purtroppo vediamo ogni giorno, in occidente l’odio verso le persone LGBT si esprime in tanti modi, dal negar loro diritti che gli altri cittadini hanno garantiti, al disprezzo, al bullismo, alle aggressioni fino all’omicidio. Il tutto alimentato da una concezione di diretta matrice religiosa, vale a dire che la persona LGBT è una persona di seconda categoria perché vive nel peccato. La differenza è solo di grado, la sostanza è la stessa. Là ti ammazzano, qui ti devi pentire. Pentire di essere quello che sei.

A questo punto si può pensare, ma è roba fritta e rifritta! Niente di nuovo! Ed è questo il punto. La posizione dottrinaria della chiesa è sempre la stessa, solo che il suo atteggiamento pratico è cambiato adeguandosi “ai tempi” e alla “percezione della fede” che hanno i credenti.

Un’ultima nota sull’opinione di don Goccini riguardo al comitato. Più che un’opinione, una sentenza: afferma che i suoi componenti “non sono nella comunione della chiesa universale. Non definiamoli cattolici.” Ma perché? Perché portatori di odio e non di misericordia cristiana? Macché. Perché “polemizzano con il Vescovo e con il Papa”, non riconoscendone l’autorità. Non riconoscere l’autorità della gerarchia ecclesiastica? Questo sì che è un peccato grave.

Stiano attenti i componenti del comitato: nei bui corridoi del vescovado si stanno già vergando, con inchiostro di galla, le loro patenti di eretici. In altri tempi sarebbero stati messi al rogo con streghe e omosessuali. O con streghe omosessuali.

Joe Scaltriti

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Basta con l’oscurantismo religioso

In merito alle affermazioni del comitato reazionario “Beata Giovanna Scopelliti” l’Area Libertaria (FAI Reggiana e USI Reggio Emilia) condanna con energia questa posizione presa all’insegna del più bieco oscurantismo religioso. Le farneticanti dichiarazioni del comitato confermano, ancora una volta, la vera faccia della religione – in questo caso cattolica- che non perde mai l’occasione per mostrare la sua arretratezza civile, politica, sociale e umana.

Definire oggi l’omosessualità e transessualità come un “vizio” o peggio una “malattia” è ignorante, violento e vergognoso. Se qualcosa è da riparare, non è certo lo “scandalo pubblico” provocato dal pride, ma la mentalità contorta e discriminatoria di quanti vomitano odio e disprezzo contro chi non condivide la loro moralità a senso unico.
La Federazione Anarchica Reggiana – FAI, l’Unione Sindacale Italiana – RE e gli anarchici di Reggio Emilia invitano tutti e tutte a non prestare orecchio a simili sproloqui retrogradi e degni della peggiore tradizione clerico-fascista, riaffermano la necessità di una sessualità libera, personale, vissuta nel pieno rispetto di sé stessi e del prossimo, nel senso di un amore libero da vincoli istituzionali.

La Federazione Anarchica Reggiana – FAI e l’USI – RE invitano inoltre tutti e tutte allo spezzone rossonero che l’area libertaria sta costruendo per la grande giornata del Remiliapride del 3 giugno.
Un’occasione per accendere il lume del libero pensiero contro l’oscurantismo religioso!
Federazione Anarchica Reggiana – FAI
Unione Sindacale Italiana – Sezione di Reggio Emilia
federazioneanarchicareggiana.noblogs.org /// 348 540 9847 /// fa_re@inventati.org
usireggioemilia.noblogs.org /// 345 975 8803 /// usi-reggioemilia@inventati.org
c/o Circolo Anarchico Camillo Berneri
via Don Minzoni 1/d
42100 Reggio Emilia (RE)

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6-7 Maggio – Apertura circolo e mostra dei quaranta anni della FARE

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25 marzo – Cena della Solidarietà

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Contro tutti gli autoritarismi

La Federazione Anarchica Reggiana – FAI in merito a i rigurgiti del fascismo locale ribadisce la necessità della costruzione, qui e ora, di processi di autogestione ed emancipazione sociale fondati su solidarietà ed eguaglianza.

Per quel che ci riguarda i residuati bellici post missini che oggi scendono in piazza con loro mortifera liturgia sono una delle tante facce delle politiche autoritarie che la stragrande maggioranza delle forze politiche istituzionali esprimono e praticano.

Storicamente il fascismo nasce come reazione alle mobilitazioni in senso rivoluzionario del biennio rosso. La sua nascita è stata sponsorizzata dagli agrari, dal clero, dalla monarchia e dalla grande industria italiana per colpire le forze che si organizzavano, per l’emancipazione sociale, dopo il grande macello della prima guerra mondiale.

La Federazione Anarchica Reggiana – FAI ritiene altresì necessario sottolineare come il fascistame sia stato sdoganato da quelle forze politiche che hanno costruito la propria immagine politica intorno alla retorica sulla Resistenza fin dal 1945: prima con le amnistie verso i gerarchi repubblichini e poi con la legittimazione del MSI. Ma non solo: lo sdoganamento si è reso ancora più sfacciato ed evidente negli ultimi decenni: basti pensare alle dichiarazioni sui “ragazzi di Salò”, all’istituzione della sedicente Giornata del Ricordo, basata sulla menzognera e fantasiosa ricostruzione degli eventi sul confine orientale alla fine del secondo conflitto mondiale. Conflitto che, ricordiamo, è stato voluto dal fascismo e dai Savoia e che ha visto il sistematico massacro della popolazione civile slovena, attuata dal Regio Esercito su direttiva della casa regnante e del governo fascista.

Il PD, insieme ad altri partiti, è stato tra i principali sdoganatori del neofascistmo ed è il comitato d’affari di chi vuole politiche antipopolari e guerrafondaie. Costoro amano amano richiamarsi alla Resistenza mentre promuovono politiche di macelleria sociale: misure di austerity, compressione dei salari, tagli a sanità e istruzione che colpiscono tutte le fasce deboli della popolazione.

Parlano di solidarietà verso i deboli ma sono coloro che hanno istituito i CPT (legge Turco-Napolitano), poi CIE, per meglio gestire la manodopera di origine straniera, parlano di pace e giustizia ma hanno promosso gli interventi militari italiani negli ultimi venti anni.

Non possono essere sicuramente questi i soggetti deputati a contrastare le culture autoritarie e razziste espresse dai neofascisti.

Un’autentica opposizione al fascismo si costruisce tutti i giorni con comportamenti e valori in sintonia con la libertà, la solidarietà e con una metodologia orizzontale, priva di deleghe e alternativa a una società basata sullo sfruttamento e sulla mercificazione del mondo.

Corteo sabato 11 gennaio ore 10 piazza Gioberti

Federazione Anarchica Reggiana – FAI /// Via Don Minzoni 1/d Reggio Emilia /// 348 540 9847 /// federazioneanarchicareggiana.noblogs.org /// fb: Archivio Libreria della FAI Reggiana

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I dimenticati che non dimentichiamo – La resistenza ebraica in Europa Orientale

Sabato 28 gennaio 2017, presso il Circolo Anarchico Berneri in via don Minzoni 1/d, alle ore  17.00 incontro sulla resistenza ebraica in Europa Orientale. Con Luigi Rigazzi, Lino Rossi, Gianmaria Valent e Lorenzo Coniglione parleremo delle poco conosciute vicende della resistenza ebraica all’occupazione e allo sterminio nazista in Europa Orientale. Tratteremo delle rivolte nei campi di Treblinka e Sobibor, della “resistenza culturale” in Polonia e Lituania che permise di salvare importanti documenti della memoria delle comunità ebraiche locali, dei meccanismi che permettono a individui e comunità di resistere e reagire a situazioni “senza speranza”, parleremo dell’insurrezione del Ghetto di Varsavia.

A seguire alle ore 20 cena di sottoscrizione della Federazione Anarchica Reggiana

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Presentazione de I signori della cenere di Tersite Rossi

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