ANCORA UNA VOLTA IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO

Diamo appuntamento a tutte a tutti venerdi 5 giugno alle ore 18 in Piazza Prampolini per un presidio contro il governo. L’appuntamento, organizzato dall’Area Libertaria e dalla FAI Reggiana, sarà anche una scadenza liberatoria, gioiosa creativa e cantata che vedrà la partecipazione di poeti, scrittori, artisti e cantanti. Tutti e tutte possono partecipare, anche in ordine sparso, con il dovuto distanziamento.
Vi aspettiamo venerdi in Piazza Prampolini.

ANCORA UNA VOLTA IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO.

Non è più gialloverde ma poco cambia. Questo governo continua sulla strada di quelli che lo hanno preceduto, di un colore o dell’altro, continuando a distribuire miliardi di fondi pubblici alle grandi aziende ed elemosine -quando arrivano- a tutti gli altri. In quest’epoca di pandemia continua sulla strada della repressione e del controllo esasperato, della colpevolizzazione di comportamenti ritenuti “antisociali”. Per rendere il controllo sociale ancora più capillare vuole arruolare sessantamila delatori e ufficializzarne la funzione, così finalmente anche i collaboratori di questura avranno un ruolo professionale.
Allo stesso modo il governo, aiutato in questo dagli esponenti dell’economia e della finanza, nonché da tutte le forze politiche, soffia sul fuoco del nazionalismo, esaltando “l’italianità” come valore supremo che farà superare la crisi alla nazione. Ridicole pubblicità che passano a tutte le ore sui media esaltano il sentimento nazionale come forza salvi(ni)fica, e l’essere “italiani” conferisce ai prodotti caratteristiche insuperabili. Peccato che la maggiore azienda italiana, dopo aver ricevuto per decenni miliardi di fondi pubblici, abbia spostato la sede all’estero per non pagare le tasse.
La festa nazionale del 2 giugno, da sempre imbevuta di retorica patriottica e nazionalista, è stata quest’anno anche il culmine di tutto l’apparato propagandistico dell’italianità alla riscossa sul maledetto virus orientale. Non ci dimentichiamo però che il 2 giugno è da sempre legato anche alla celebrazione delle forze armate, un organismo parassitario che ingoia una quantità spaventosa di denaro pubblico, sui 70 milioni al giorno. Tutto mentre la sanità è flagellata da decenni di tagli e il personale medico e infermieristico si è trovato ad affrontare le fasi più dure dell’epidemia cercando di proteggersi coi sacchi della spazzatura.
In pieno lockdown, mentre il governo imponeva gli arresti domiciliari ai cittadini e la chiusura a tante piccole e media attività, le industrie militari sono state classificate come essenziali e non si sono mai fermate continuando a macinare profitti con le loro sporche produzioni di armi e navi da guerra, mentre il resto del Paese si impoveriva.
Questo è il patriottismo decantato dalla retorica di stato.
Non ci serve. Non serve a chi lavora, a chi studia, a chi cerca di sopravvivere. Non serve se non alle classi padronali e politiche che ci si arricchiscono, aumentando il loro potere a spese nostre.
Ci serve invece una società solidale, orizzontale, costruita sul mutuo appoggio, la condivisione e la libertà individuale e collettiva insieme. E ce la dobbiamo costruire da soli, un pezzetto alla volta, perché nessun partito, nessuno stato, nessuna repubblica farà mai niente per avvicinarci ad essa.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

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COMPAGNE E COMPAGNI RICCHI SOSTENETE COMPAGNE E COMPAGNI POVERI!

La Federazione Anarchica Reggiana – FAI apre una sottoscrizione provinciale, attraverso la Cassa di Solidarietà Libertaria, per sostenere le nostre compagne e i nostri compagni che si trovano in difficoltà.
La Fai Reggiana e tutta l’Area Libertaria si impegnano a dare vita ad un progetto dal basso ed autogestito, di grande respiro per mettere in campo una forma di resistenza mutualistica, gestita da tutti noi, in prima persona e in forma assembleare, al quale hanno aderito anche la sezione di Reggio Emilia dell’Unione Sindacale Italiana e il Circolo Arci Cucine del Popolo.
Appena sarà possibile, organizzeremo una prima assemblea provinciale per fare il punto della situazione e allargare il piano dell’iniziativa.
Da giugno inizieremo una raccolta mensile fatta di contributi liberi e volontari per sostenere questa iniziativa. Facciamo appello a tutte e tutti affinché si tenga alto il valore solidale che ha sempre contraddistinto le nostre iniziative. Crediamo che davanti a una crisi devastante che come spesso accade, pagheranno duramente gli ultimi, sia necessario fare uno sforzo straordinario verso il mutualismo libertario!

UNA PER TUTTE TUTTE PER UNA!    UNO PER TUTTI TUTTI PER UNO!

Al momento abbiamo stabilito 3 punti di raccolta:

per il Gruppo Anarchico C. Berneri: Filippo 3407693229
per il Gruppo Anarchico Spartaco: Gianandrea 3473729676
per gli Anarchici e Libertari della Bassa Reggiana: Enrico 3471316798
info e contatti fa_re@inventati.org

Di seguito i contributi versati alla Cassa di Solidarietà Libertaria:
Federazione Anarchica Reggiana- 500€
Unione Sindacale Italiana Sez. di Reggio Emilia -300€
Le Cucine del Popolo organizzeranno una propria sottoscrizione.
Puoi sostenere la Cassa di Solidarietà Libertaria di Reggio Emilia attraverso il conto PAYPAL Cassa di Solidarietà Libertaria (Re)
O in alternativa inviando una e-mail all’indirizzo fa_re@inventati.org indicando l’importo che si vuole donare seguito dalla causale solidarietà libertaria e saremo noi a inoltrarti tramite e-mail la richiesta di donazione.

Cassa di Solidarietà Libertaria

Federazione Anarchica Reggiana – FAI
Via Don Minzoni 1/d – Reggio Emilia

fa_re@inventati.org
FB: Archivio Libreria della FAI Reggiana
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DALLO STATO REGOLATORE ALLO STATO REGALATORE

DALLO STATO REGOLATORE ALLO STATO REGALATORE

Questa situazione che ormai si sta trascinando da due mesi porta conseguenze pesanti non solo sulle libertà personali ma, e lo sappiamo bene, anche dal punto di vista economico.
Già dopo le prime settimane la mancanza di reddito ha iniziato a farsi sentire, per chi è stato costretto ad interrompere completamente la propria attività di lavoro autonomo o dipendente, ma anche per chi ha visto il proprio reddito diminuire rispetto alla norma. Intanto le promesse di sostegno in varie forme da parte governativa sono assai deboli e tardano ad arrivare. A parte che per le imprese.
1: l’IVA regalata alle aziende
Le imprese godono infatti di enormi vantaggi, del tutto negati a lavoratori e comuni cittadini. A parte le misure a fondo perduto, le agevolazioni, la sospensione di regolamenti e procedure varie giustificate con l’emergenza, è significativa la sospensione dei versamenti IVA.
Queste sono somme di denaro che sono di competenza del pubblico erario e che l’imprenditore detiene solo in quanto sostituto d’imposta. Le aziende versano la differenza fra l’IVA incassata con le vendite e l’IVA pagata con gli acquisti.
Soldi che in questa catena vengono pagati e mai più recuperati solo dagli acquirenti finali, cioè i consumatori, che non scaricano nulla. Soldi che sono già nelle casse dell’imprenditore ma che sono destinate al pubblico erario. Ora (e chissà per quanto) non più.
Quindi, mentre gli imprenditori si accaparrano miliardi di denaro pubblico, ai lavoratori spettano misere elemosine che comunque o non arrivano o arrivano in ritardo, come la cassa integrazione che molti padroni si guardano bene dall’anticipare.
2: le ulteriori pretese dei padroni
In un’intervista a Telereggio l’industriale Stefano Landi, presidente della locale CCIAA, ha sostenuto esattamente quanto segue: “L’unica possibilità che abbiamo per cercare di salvare il maggior numero di imprese è quella di immettere della liquidità sul mercato, di dare soldi. Il problema è di avere dei soldi oggi da non restituire o da restituire in un arco di tempo molto lungo. Non c’è niente da fare, tutti i giorni, tutte le settimane, tutti i mesi queste aziende hanno dei costi fissi con un fatturato che non è diminuito, è zero.
Smontiamo con ordine queste affermazioni: “immettere liquidità sul mercato” significa che si pompano soldi sul mercato del credito. Però subito dopo Landi sostiene che quei soldi non dovrebbero essere restituiti, o restituiti in tempi lunghi. Questo non c’entra nulla col mercato. Il mercato, come sappiamo benissimo, prevede che il denaro prestato venga restituito (anche in tempi lunghi, se ci sono accordi in tal senso) e con gli interessi. Landi sta in realtà dicendo che lo stato deve regalare dei soldi alle imprese. Altri soldi alle imprese, diciamo noi. E lo stato dove prende i soldi? Dalle tasse che paghiamo tutti. Soprattutto chi non può evadere, cioè lavoratori dipendenti, piccoli autonomi, partite iva. Prendere a chi ha già poco per regalarlo alle grandi aziende è semplicemente intollerabile.
Inoltre, se alcune tipologie di imprese hanno davvero chiuso totalmente, altre non hanno mai chiuso o sono già ripartite, ben prima dell’ultimo decreto e in base a una semplice autocertificazione alla prefettura. Autocertificazioni che, a differenza di quelle dei comuni cittadini, non vengono quasi per niente controllate. Sulla Gazzetta di Reggio del 1° maggio, un funzionario sindacale dichiara che a Reggio l’80% delle aziende metalmeccaniche sta lavorando, mentre il TG Reggio afferma che durante il picco del contagio il 52% delle imprese reggiane è rimasto aperto. Il fatturato zero è un problema ben delimitato a certe categorie, che sono le uniche a poter chiedere agevolazioni, essendo chiuse per un obbligo imposto dal governo. Ma chi ha continuato a guadagnare anche durante l’emergenza non dovrebbe avere accesso a nessuna agevolazione, figuriamoci avere (altro) denaro gratis dal pubblico erario.
La posizione di Landi, naturalmente, non è isolata. Il neopresidente di confindustria Bonomi ci va ancora più pesante, scagliandosi in un’intervista al Corriere contro i contributi elargiti alle persone in difficoltà “a pioggia” dice lui. Evidentemente i soldi devono essere regalati solo alle imprese. Poi invoca la pace sociale e i sacrifici di tutti per ripartire. Quando i padroni parlano di sacrifici di tutti intendono tutti i lavoratori, non sono certo loro che fanno sacrifici. Infine per Bonomi lo stato dovrebbe fare il “regolatore”, ma si contraddice nella stessa frase, dicendo che deve stimolare gli investimenti elargendo risorse per il piano industria 4.0 poi “…si fermi lì”. Dallo stato “regolatore” allo stato “regalatore”.
E siamo sicuri che lo stato sarà ben felice di accontentare confindustria, mollando in mezzo al guado lavoratori e piccole aziende e sostenendo incondizionatamente il grande capitale. Elargendo miliardi di denaro pubblico certo, ma anche favorendo la “pace sociale” inasprendo i provvedimenti liberticidi che già sono in atto, come la sospensione del diritto di sciopero e di riunione.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI
Via Don Minzoni 1/d – Reggio Emilia
FB: Archivio Libreria della FAI Reggiana

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COMPAGNE E COMPAGNI RICCHI SOSTENETE COMPAGNE E COMPAGNI POVERI!

COMPAGNE E COMPAGNI RICCHI SOSTENETE COMPAGNE E
COMPAGNI POVERI!

La Federazione Anarchica Reggiana-FAI  apre una sottoscrizione provinciale, attraverso la
Cassa di Solidarietà Libertaria, per sostenere le nostre compagne e i nostri compagni che si
trovano in difficoltà.
La Cassa di Solidarietà di Reggio Emilia opera da decenni in una prospettiva mutualistica
unendo tutte le varie istanze libertarie della nostra Provincia. Siamo consapevoli di chi è la
responsabilità di quello che accade oggi: dei Governi, degli Stati e dei padroni che hanno
sacrificato la nostra salute scegliendo il profitto, incrementando la militarizzazione e
l’autoritarismo. Nella Società, tuttavia, si stanno sviluppando reti sociali, percorsi di lotta, ed esperienze di resistenza contro il “virus del potere”. In questa prospettiva si iscrive la nostra iniziativa di solidarietà concreta e consapevole, tesa a sostenere chi vedrà un aggravio della sua situazione economica e sociale.
La Fai Reggiana e tutta l’Area Libertaria si impegnano a dare vita ad un progetto dal basso ed autogestito, di grande respiro per mettere in campo una forma di resistenza mutualistica, gestita da tutti noi, in prima persona e in forma assembleare, al quale hanno aderito anche l’Unione Sindacale Italiana (sezione di Reggio Emilia) e il Circolo Arci “Cucine del Popolo”. Appena sarà possibile, organizzeremo una prima assemblea provinciale per fare il punto della situazione e allargare il piano dell’iniziativa. Proponiamo, pertanto, sin da oggi una sottoscrizione mensile dove ognuno versi indicativamente 10€ oppure un versamento una tantum secondo le proprie possibilità.
Al momento abbiamo stabilito 3 punti di raccolta:
– per il Gruppo Anarchico Berneri: Filippo 3407693229
– per il Gruppo Anarchico Spartaco: Gianandrea 3473729676
– per gli Anarchici e Libertari della Bassa Reggiana: Enrico 3471316798
info e contatti fa_re@inventati.org

Di seguito i contributi versati alla Cassa di Solidarietà Libertaria:
La Fai Reggiana apre la sottoscrizione con 500€
L’Unione Sindacale Italiana di Reggio versa 300€
Le Cucine del Popolo organizzeranno una propria sottoscrizione

Reggio Emilia 17 Aprile 2020

Cassa di Solidarietà Libertaria
Fai – Federazione Anarchica Reggiana
Via Don Minzoni 1/d- Reggio Emilia
FB: Archivio Libreria della FAI Reggiana
fa_re@inventati.org

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COMPAGNE E COMPAGNI RICCHI SOSTENETE COMPAGNE E COMPAGNI POVERI

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ROMANO SFORACCHI CI HA LASCIATO

ROMANO SFORACCHI CI HA LASCIATO

Sabato 11 Aprile 2020 si è spento a 81 anni, in una struttura per anziani a Scandiano (RE), il compagno Romano Sforacchi. Un altro compagno della vecchia generazione ci ha lasciato. Romano è stato un compagno molto attivo negli anni ’70, frequentando la nostra area con grande impegno. Operaio metalmeccanico, aveva costruito nella sua fabbrica una realtà autonoma dai sindacati tricolori, aderendo prima al Coordinamento Operaio Cittadino e, successivamente, collaborando coi Nuclei Libertari di Fabbrica. Grande sostenitore della stampa libertaria e forte simpatizzante della Fai Reggiana, alla quale non ha mai fatto mancare il suo prezioso contributo politico, umano e culturale. Accanito lettore di materiale alternativo e sotterraneo, abile giocatore di scacchi e di tennis da tavolo.
Con Romano perdiamo un compagno “di cuore e di testa”, come si diceva una volta, con il quale abbiamo trascorso una lunga stagione politica, all’insegna dei nostri valori libertari e internazionalisti, vissuta principalmente nelle fabbriche metalmeccaniche reggiane.
Alla sua compagna Carla e a sua figlia Enrica, in questo difficile momento, vanno il pensiero e la vicinanza di tutta la Fai Reggiana.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI
Reggio Emilia
13 Aprile 2020

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TRA STATO D’EMERGENZA E REPRESSIONE DI STATO

TRA STATO D’EMERGENZA E REPRESSIONE DI STATO

La situazione surreale di arresti domiciliari di massa che stiamo vivendo a causa del covid-19 non è per niente casuale o imprevedibile.

Sembra che l’unica difesa contro questo virus sia l’isolamento. Ne prendiamo atto. Ma se nel 2020 l’isolamento è l’unica soluzione -come per la peste nel medioevo- non è dovuto alle forze del destino ma a precise scelte politiche. Dobbiamo restare isolati per non ammalarci perché se ci ammalassimo il sistema sanitario non ci potrebbe curare, non potendosi far carico di più di un certo numero di pazienti di una certa gravità. Un numero molto basso. Perché il sistema sanitario ha pochi posti letto, poco personale e poche scorte. Perché il sistema sanitario non riesce nemmeno a garantire la salute e la sicurezza del proprio personale, falcidiato da tagli selvaggi e costretto a turni massacranti, spesso indossando protezioni improvvisate e quasi del tutto inefficaci.

La situazione che stiamo vivendo è eccezionale ma, ripetiamo, non casuale. È stata creata da decenni di politiche scellerate di saccheggio della sanità pubblica con tagli alla spesa sanitaria e privatizzazioni sistematiche. I pretesti erano sempre gli stessi: razionalizzare la spesa, ridurre gli sprechi, puntare all’efficienza. Ma facendo questo, preoccupandosi solo di parametri economici -oltre che di assicurare lauti affari alle holding sanitarie e assicurative- i governi nazionali e regionali riducevano in modo devastante l’efficacia dell’intero sistema sanitario. Certo, con differenze fra le regioni, ma comunque sempre al ribasso. Parallelamente si sono moltiplicate le assurde e ingiustificate spese militari -che nel 2019 ammontavano a una cifra compresa fra i 60 e i 70 milioni di euro al giorno (sì, al giorno) e le spese per un’opera distruttiva e inutile come il TAV. Qualcuno ha calcolato quanti ospedali si potrebbero costruire, quanto personale medico e infermieristico si potrebbe assumere, quanti respiratori si potrebbero acquistare con un giorno di spese militare o col costo di un metro di TAV. Non vi riportiamo qui i risultati, ma vi invitiamo a fare i conti da soli, per comprendere di persona l’entità delle cifre in gioco. Di quanto si spende per salvare vite e quanto invece per distruggerle.

E non ci vengano a dire che la causa della diffusione di questo virus sono le persone che si fanno una passeggiata. Non quando industrie e aziende varie sono rimaste aperte fino a oltre la metà di marzo. Guarda caso la regione più colpita è la Lombardia -specialmente le province di Bergamo e Brescia- ad altissima concentrazione di industrie manifatturiere. Industrie che i padroni hanno scelto di tenere aperte quando già si era in piena emergenza (Bergamo is running! era il tronfio slogan di confindustria), e delle quali ancora adesso stanno cercando di evitare la chiusura trafficando con i codici ATECO delle attività permesse dall’ultimo decreto. Una scelta criminale, dettata solo dalla fame di profitto. E guardando le mappe della diffusione dei contagi si può vedere che seguono le grandi direttrici di traffico del nord, la via Emilia, l’A1 Milano-Bologna e l’A4 da Torino a Venezia. Traffico di merci, perché in quelle zone le persone erano già state fermate dal primo decreto del 7 marzo.

In parallelo alla devastazione del sistema sanitario e della ricerca, il dato più politicamente rilevante che esce da questa emergenza è poi quello relativo alla politica securitaria e repressiva messa in atto dal governo. Di nuovo, se l’isolamento è l’unica soluzione, questo non giustifica le misure repressive volte alla sola cittadinanza. Monitoraggio, diagnosi e prevenzione sono stati trascurati in favore di un approccio puramente poliziesco. Al 6 aprile, in tutta Italia si contano un totale di 651.901 tamponi effettuati, la maggior parte in Lombardia e Veneto. Questa è l’entità del controllo sanitario, quello davvero utile per conoscere e monitorare le condizioni di salute dei cittadini.

Di contro, dall’11 marzo al 6 aprile in Italia ci sono stati controlli di polizia su 5.318.112 persone e 2.288.086 esercizi commerciali per un totale di 7.606.198 controlli. Questi i dati pubblicati sul sito del Viminale. I controlli sulle persone superano quindi di otto volte i tamponi, e il trend del loro numero è in continuo aumento. La percentuale di denunce e sanzioni sui cittadini controllati oscilla attorno a una media del 3.58%: un ben misero bottino. Le cifre ci dicono prima di tutto che chi esce di casa, nel 96,42% dei casi ha validi motivi per farlo. Questo accanimento securitario ha pertanto ben altri scopi che la tutela della nostra salute, ma mira piuttosto a creare assuefazione e consenso al controllo capillare e alla sorveglianza continua, tramite anche la retorica martellante dei “bravi cittadini responsabili”. Si legge in questo la volontà del governo di costruire una tendenza all’obbedienza, alla delazione da social network, al vivere uno stato di emergenza permanente, da tesaurizzare e utilizzare in futuro.

Resta infatti da vedere, una volta finita l’emergenza reale, per quanto tempo il governo vorrà imporre uno stato d’emergenza fittizio, costruito ad arte, magari a più bassa intensità, in cui finiranno gli arresti domiciliari di massa ma rimarranno proibite o limitate le manifestazioni e gli eventi politici e, in nome della ripresa economica, verrà dato il colpo di grazia al diritto di sciopero e saranno ulteriormente ridotte le residue libertà sindacali e sociali.

Da più parti si sente dire che quando l’emergenza sarà finita inizierà la ripresa. Ma di questa ripresa non dovrà occuparsi chi ha tagliato risorse alla sanità, chi non ha imposto la chiusura totale delle fabbriche quando il contagio era agli inizi, chi avalla miliardi di spese militari, chi sta stanziando briciole per lavoratori disoccupati e precari e intanto elargisce miliardi di sgravi fiscali e regalie alle imprese, o ci ritroveremo a veder ripristinato lo stato di cose precedente, in attesa della prossima emergenza.

Al contrario, vogliamo che sia una ripresa nata dal basso, che veda protagoniste la coscienza sociale e di classe, con la ripresa delle lotte contro una classe padronale e politica che hanno la piena responsabilità di tutto quanto è successo e sta succedendo.

Come anarchiche e anarchici faremo del nostro meglio perché tale ripresa diventi realtà.

Federazione Anarchica Reggiana – FAI

Via Don Minzoni 1/d – Reggio Emilia

FB: Archivio Libreria della FAI Reggiana

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SOLIDARIETA’ E AUTORGANIZZAZIONE

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UMANITA’ NOVA NON SI FERMA E RILANCIA!

UMANITA’ NOVA NON SI FERMA E RILANCIA!

Nonostante l’emergenza Covid-19 il settimanale anarchico Umanità Nova ha scelto di non fermarsie di continuare a diffondere un’informazione militante. Umanità Nova da sempre scavalca muri, barriere e confini e questa volta ha deciso di farlo “violando” la quarantena per essere distribuito direttamente in formato pdf e gratuitamente a tutti.
Nonostante i tempi difficili che ci troviamo tutte e tutti ad affrontare, la redazione di Umanità Nova ha deciso di continuare a distribuire il giornale nella versione cartacea. Una scelta coerente e militante, ma allo stesso tempo difficile visti i numerosi blocchi imposti alla circolazione postale e alla distribuzione in tutta Italia.
La FAI Reggiana, insieme alla Redazione di UN, ha pertanto deciso di diffondere il giornale in formato pdf e gratuitamente a tutti coloro che lo richiedessero, ma allo stesso tempo vi chiede di fare uno sforzo in più sostenendo il giornale con sottoscrizioni e abbonamenti per permettere a Umanità Nova di continuare a diffondere, a cent’anni dalla sua fondazione, un’informazione libertaria, solidale e indipendente nelle parole e nei fatti.
Vi ricordiamo, infine, di aderire alla campagna abbonamenti e sottoscrizioni che ogni anno la FAI Reggiana apre, a partire da Giugno, per compagni e simpatizzanti della provincia e che solo l’ anno scorso ha portato oltre 30 abbonamenti al nostro settimanale.

Umanità Nova non va in quarantena!

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Abbonamenti: annuale 55 €
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sostenitore 80 € e oltre, estero 90 €
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Stato, David Graeber – Sulle Macchine Volanti e la Caduta Tendenziale del Saggio di Profitto

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CORONAVIRUS ED EMERGENZA: NON CI DIMENTICHIAMO DA QUALE PARTE DELLA BARRICATA SIAMO

CORONAVIRUS ED EMERGENZA: NON CI DIMENTICHIAMO DA QUALE PARTE DELLA BARRICATA SIAMO

Comunicato diffuso dalla Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

Di fronte a questa crisi stato e capitale stanno mostrando, con un’evidenza mai raggiunta prima, tutti i propri enormi limiti e la loro strutturale incapacità di tenere conto delle necessità e della salute delle persone.

In Italia, le scelte politiche dei governi hanno costantemente tagliato la sanità pubblica (più che pubblica, statale). Parte delle poche risorse è stata dirottata verso la sanità privata, anche durante l’emergenza attuale. La contemporanea “regionalizzazione”, secondo un modello aziendalista-capitalista, ha poi reso questo servizio, che in teoria dovrebbe essere di carattere universale, fortemente differenziato tra regione e regione, tra regioni ricche e regioni povere.

I pazienti sono diventati clienti e le cure prestazioni d’opera monetizzate in un quadro generale di competizione e profitto.

Questa impostazione del servizio sanitario svela in questo momento drammatico il suo vero volto lasciandoci tutti in balìa della sua filosofia che non è certo quella della pietà umana e del riconoscimento dell’altro come un nostro simile bensì quella del calcolo delle esigenze materiali minime per il massimo profitto che si traducono ora nella carenza di strutture attrezzate, di personale assunto, di materiale di consumo nei magazzini.

Il risultato è che i sempre più risicati fondi e il sempre più ridotto personale, già sfruttato al limite nell’ordinario, non lasciano margini per le situazioni di emergenza. Salvo poi ammettere che i posti in terapia intensiva si stanno esaurendo, il personale scarseggia, i respiratori non ci sono e sarà necessario effettuare delle scelte su chi curare. E tutto questo quando lo Stato sborsa senza batter ciglio 70 milioni di euro al giorno per spese militari. Con i 70 milioni spesi in uno solo dei 366 giorni di quest’anno bisestile si potrebbero costruire ed attrezzare sei nuovi ospedali e resterebbe qualche spicciolo per mascherine, laboratori di analisi, tamponi per fare un vero screening. Un respiratore costa 4.000 mila euro: quindi si potrebbero comprare 17.500 respiratori al giorno, molti di più di quelli che servirebbero ora.

Abbiamo assistito in queste settimane a una totale cialtroneria del ceto politico nell’affrontare l’emergenza, con esponenti di tutte le aree che hanno affermato tutto e il contrario di tutto, invocando la chiusura e l’apertura a seconda di ciò che invocava l’avversario. Abbiamo visto il governo impugnare la chiusura delle scuole marchigiane salvo poi chiudere tutto il Paese pochi giorni dopo, abbiamo visto opportunismi ributtanti e ora assistiamo alla retorica del “ce la faremo”.

Se ce la faremo, non sarà certo grazie ai governi nazionale e regionali. Non sarà certo grazie alla massiccia militarizzazione di città e confini. Non sarà certo grazie alle imprese, che tramite Confindustria hanno gettato la maschera scegliendo esplicitamente il profitto. Lo hanno dichiarato in modo chiaro e netto, senza giri di parole, senza vergogna: non chiudiamo, la produzione deve andare avanti. Questo ha portato a scioperi spontanei in molte aziende, con le centrali sindacali a inseguire le lotte dei lavoratori che non hanno voluto cedere supinamente alle pretese padronali. L’inseguimento dei sindacati di regime ha raggiunto il traguardo del ridicolo protocollo siglato il 14 marzo, contenente solo obblighi per i lavoratori e solo raccomandazioni per le imprese.

Questo disgustoso cinismo, questa fame di profitto unita al disprezzo per la salute di chi lavora, proprio perché espressi in un momento così eccezionale, non devono passare e lor signori ne devono rendere conto.

Questa crisi la sta pagando soprattutto chi lavora in sanità ed è sotto la pressione continua di turni massacranti e dei crescenti casi di contagio e di morti fra il personale stesso.

Nessun media mainstream ha ripreso la denuncia degli avvocati dell’associazione infermieri, un’istituzione che non ha nulla di sovversivo. Nella narrazione dominante infermiere ed infermieri sono descritti come eroi, purché si ammalino e muoiano in silenzio, senza raccontare quello che succede negli ospedali. Gli infermieri che raccontano la verità sono minacciati di licenziamento. A quelli che vengono contagiati non viene riconosciuto l’infortunio, perché l’azienda ospedaliera non sia obbligata a pagare indennizzi a chi si trova ogni giorno a lavorare senza protezioni o con protezioni del tutto insufficienti.

Questa crisi la sta pagando chi ha un lavoro saltuario o precario, al momento senza reddito e senza nessuna certezza di riavere il lavoro a epidemia conclusa.

La sta pagando chi si trova a casa in telelavoro a dover conciliare una presenza casalinga spesso molto complessa con bambini o persone da accudire e contemporanei obblighi produttivi.

La sta pagando chi è costretto ad andare nel proprio luogo di lavoro senza nessuna garanzia per la salute.

La sta pagando chi è povero, senza casa, chi sopravvive per strada o in un campo nomadi.

La stanno pagando i lavoratori e le lavoratrici che hanno fatto scioperi spontanei contro il rischio di contagio e sono stati a loro volta denunciati per aver violato gli editti del governo, perché manifestavano in strada per la loro salute.

La stanno pagando i reclusi nelle carceri dello Stato democratico che hanno dato vita a rivolte in 30 prigioni in difesa della propria salute. Durante le rivolte ci sono stati quattordici morti. Quattordici persone che -ci raccontano- sarebbero morte tutte per overdose da farmaci auto indotta. Quattordici persone sottomesse alla responsabilità di un sistema a cui forse non è parso vero di poter applicare con pugno di ferro altre misure di contenimento, non tanto dell’infezione ma dei carcerati stessi.

In una situazione esplosiva a causa delle condizioni già ai limiti dell’umano che da anni -in modo strutturale e non eccezionale- si vivono all’interno delle carceri il governo ha pensato bene di bloccare ogni visita senza prendere misure efficaci a tutela della salute dei carcerati.

Purtroppo sappiamo bene che una volta conclusa e superata questa fase di emergenza saranno sempre le stesse persone a rimetterci in termini di impoverimento e di ulteriore sfruttamento. Perché anche se nessuno di noi ha la sfera di cristallo, si può già prevedere che useranno la scusa della “ripresa”, del “risanamento economico”, del “superamento della crisi”, per comprimere sempre di più gli spazi di lotta nei posti di lavoro e le libertà civili e politiche. Non sarà certo una sorpresa se la retorica della “responsabilità” sarà utilizzata per affinare ulteriormente i dispositivi disciplinari e di controllo sociale, per limitare ancor di più la libertà di movimento, per limitare ancor di più la libertà di scioperare e manifestare, che ora è di fatto sospesa. Già adesso il numero dei denunciati per la violazione dei decreti supera quello dei contagiati. Su questo saremo chiamati a vigilare e agire senza tentennamenti.

Siamo solidali con tutt* coloro che in questo momento stanno rischiando la propria vita per salvarne altre, con tutto il personale in servizio negli ospedali, con chi lavora e sciopera per garantire condizioni di sicurezza per sé per gli altri, con tutt* coloro che non possono permettersi di #restareacasa perchè una casa non ce l’hanno. Siamo solidali con chi ha paura perché teme per sé e per i propri cari. Siamo solidali con tutt* coloro che si sono ammalat* e sono stat* strappat* da casa senza poter avere contatti con i propri cari a causa dell’assenza di dispositivi di protezione, siamo solidali con tutt* coloro che stanno morendo con cure palliative per l’assenza di strutture di emergenza adeguate e lo siamo anche con chi ha dovuto prendere delle decisioni in merito alle vite altrui su chi intubare e chi no nel disperato tentativo di ridurre il danno al minimo quando il danno è comunque certo.

Non ci dimenticheremo di chi è la responsabilità di quello che accade oggi: è dei governi e degli stati che hanno sacrificato la salute di noi tutti scegliendo il profitto, la guerra e il rafforzamento del loro potere.

Ma non si illudano: le lotte non andranno in quarantena.

Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

20 marzo 2020
http://federazioneanarchica.org/…/archivio…/20200320cdc.html

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