Cambiare la società per contrastare l’inquinamento

Cambiare la società per contrastare l’inquinamento

L’aumento delle sostanze inquinanti e il drammatico calo della qualità dell’aria sono diventate materie di dibattito quotidiano. Davanti ad un inquinamento oramai pluridecennale di tutta la pianura Padana, dovuto a una combinazione di fattori quali intenso traffico veicolare, emissioni di impianti di riscaldamento, allevamenti intensivi e di impianti industriali, le istituzioni riescono al più a proporre una domenica senza auto. È necessario comprendere che il problema dell’inquinamento, con i suoi gravissimi strascichi per la salute umana e per gli ecosistemi, è un problema strutturale che non può essere risolto tramite palliativi di un giorno o due o il richiamo ad un malinteso volontarismo cittadino. Fintanto che la produzione di beni di consumo sarà modellata sulle esigenze del mercato e non sulle esigenze di individui e collettività non si verrà a capo del problema.
Negli anni abbiamo visto il progressivo deteriorarsi del trasporto pubblico sia su gomma che su rotaia: corse tagliate, linee ferroviarie locali dismesse, parco macchine in molti casi vecchio e inquinante, aumento dei costi dei biglietti. In compenso abbiamo visto crescere interi quartieri satellite intorno a Reggio Emilia e ad altri comuni e frazioni della provincia, che hanno ulteriormente disperso sul territorio la popolazione America08.sizedcontribuendo ad un maggiore uso dell’auto.
Un mix di politiche urbanistiche incentrate sul profitto per alcune imprese locali e di tagli degli investimenti nel trasporto pubblico hanno contribuito a peggiorare una situazione già pessima. A questo va aggiunto che i proprietari di impianti industriali particolarmente inquinanti fanno di tutto per ritardare l’adozione di tecnologie che diminuiscono la quantità di inquinanti prodotti per non intaccare il proprio profitto oppure cercano di scaricare questi costi sui lavoratori.

E questo non vale solo a livello locale ma anche a livello globale: la pantomima degli accordi sul clima di Kyoto, Copenaghen e Parigi ben dimostrano che le classi dirigenti del globo non hanno interesse a diminuire le emissioni inquinanti neanche a fronte dei disastri creati dal global warming: ancora una volta vediamo il profitto di pochi prevalere davanti alla salute di tutti.

Fino a quando scienza e tecnologia non saranno utilizzate per migliorare le condizioni di vita dei cittadini invece che per accumulare capitale, l’inquinamento e in generale i danni per l’ambiente potranno solo peggiorare. A prescindere da tutte le domeniche senza auto e i giorni a targhe alterne proclamati dai vari Comuni.

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Informazioni su lorcon

Mediattivista, laureato in storia contemporanea con attitudine geek, nasce nel sabaudo capoluogo (cosa che rivendica spesso e volentieri) e vive tra Torino e la bassa emiliana. Spesso si diletta con la macchina fotografica, lavora come tecnico IT, scrive sul suo blog e su Umanità Nova.
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