Comunicato sulla repressione del dissenso in Iran, sul caso Soheil Arabi e Afshin Heyratian

Da diverso tempo le autorità del regime iraniano hanno imprigionato Soheil Arabi, anarcosindacalista e attivista politico e Afshin Heyratian, artista teatrale, attivista anarchico e collaboratore di una ONG impegnata nella tutela dei bambini.

Questo è quanto riportato dal canale Telegram “AnarchistFront”, una delle poche realtà che cerca di dare notizie sulla grave situazione nel paese, uscendo dal gioco delle dinamiche di potere USA-IRAN-ISRAELE-HAMAS e dalle notizie di parte che non danno la giusta visibilità al dissenso interno. Siamo l* prim* ad opporsi alle guerre della NATO, alla propaganda bellica occidentale e al riarmo dell’Europa, ma questo non significa che regimi autoritari, totalitari, teocratici o aspiranti tali fuori dal cosidetto “occidente” rappresentino qualsivoglia alternativa per chi aspira a costruire il mondo delle libere e delle uguali.

Come prevedibile, il regime iraniano utilizza l’attuale conflitto per mettere a tacere tutte quelle voci interne di protesta, accusando le persone “indesiderate” di collaborare con il nemico o di essere una minaccia per la sicurezza. Oltre alla carcerazione il regime ha confiscato i beni di Soheil Arabi e di Afshin Heyratian: anche questa è un’azione (o reazione) che il potere attua per mettere in ginocchio gli oppositori, distruggendo così ogni piccola risorsa che può rappresentare una speranza futura per l’individuo.

Purtroppo questi sono solo due tra i centinaia di arresti di compagni e compagne.

Lo schema è sempre lo stesso: utilizzare la scusa del collaborazionismo con Israele per mettere a tacere il dissenso. Il regime arriva addirittura a “rispolverare” vecchie proteste e ad associarle al nemico. Qui diventa chiaro il vero volto del potere, che trova nel conflitto in atto un’oppurtunità di rafforzarsi ed eliminare tutt* coloro che sono ritenut* scomod* o chi semplicemente è contro la guerra e lo esprime apertamente. Grazie a questa scusa non è neanche più necessario un “apparente giusto processo”: basta invocare l’emergenza e la reazione dei sudditi del potere non tarderà ad arrivare.

Esprimiamo solidarietà ai compagni, come a tutt* quell* colpit* dalla repressione dei vari governi reazionari. È qui che l’anarchismo internazionalista può dare una risposta al vero problema: bandiere, governi e fondamentalismi religiosi non sono mai dalla parte degli oppressi. Per il potere, questi ultimi servono solo ad alimentare le risorse belliche, diventando carne da cannone. Devono essere devoti, fedeli alla religione ma soprattutto servire in silenzio. Inceppare la macchina è complesso ma possibile, quando tutt* capiranno che lo stato in ogni sua forma, con i suoi eserciti e le sue guerre, non è mai la soluzione.

FAI – Federazione Anarchica Reggiana

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